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Notturno napoletano · Renacimiento

Strambotti ad amicam

italiano

Soglion tutti i felice, e lieti amanti
Spesso nanti lor dolci inamorate
Andar, con dellettevoi versi e canti
Per exaltarle, e per trovar pietate
Et io, con mesti accenti e flebil pianti
A tue maniere crude & dispietate
Vengo: e dimando poi che 'l vol mia sorte
Da tue man non più tante, una sol morte

Ma pria ch'io giungea a disiata morte
Vo' palesar mio stato a tutto il mondo
Et vo' gridando suspirar sì forte
Che se odirà nel cielo, e nel profundo
Strade, sentier, muri, fenestre, e porte
Voi che fusto al penar mio furibondo
Sarete ancho al finir mio, che sia presto
Poi che d'un tanto amor, il premio è questo

Voi tutti intorno che ascoltate questo
Flebile, horrendo e lachrymoso canto
Fatto che harrovi il mal mio manifesto
Sarete sasso non doprando il pianto
Che se al mondo mai fu tormento infesto
Gli è il mio che de tutti altri porta il vanto
E ognun move a pietà, se non costei
Che non cura lo abysso il mondo, o i dei

O voi omnipotenti & iniusti Dei
Da cui tutto il mio mal nasce e deriva
Udite almanco mei dogliosi omei
Nanti ch'io giunga a la tartarea riva
Dapoi che consentite che costei
Facci l'anima mia de vita priva
Udite il mio tormento, e vostro errore
Che piettoso e iusto atto è udir chi more.

Sì come quello che penando more
Narrerò del mio stratio il tristo effectto
Passando un giorno come volse Amore
Nanti il tuo bello, ma spietato aspetto
Restai de sentimento e spirto fore
E ne' tuoi lacci ah cruda involto e stretto
E credendo mi far il più giocondo
Mi gettai dalla cima nel profondo.

Cusì fin hora sempre nel profondo
Vivo morendo fuor d'ogni speranza
Timido paventoso e tremebondo
Nudo di quel che a tutti gli altri avanza
E s'io dico talhor volto gicondo
Muta questa tua folle strana usanza
Un tal sguardo me spieghi horrendo e crudo
Che a rimembrarlo solo agiaccio e sudo.

Non solamente sempre agiaccio e sudo
Ma mille & mille morti pato alhora
E quel che dentro il tristo petto chiudo
A chi sa legger mostrolo di fora
Moro dognhor, ne son de vita nudo
E questo morir sempre, più me accora
Che s'io facesse un fin solo, e non cento
Saresti alegra, & io fuor di tormento

Non circo che se aquieti il mio tormento
Non dimando pietade né mercede
Non disiro esser lieto né contento
Non bramo amor più non, né bramo fede
Non voglio più de canti alcuno accento
Non vo' più ben, che a me non se richiede
Ma voglio tutte le mortal ruine
Per giunger presto al desiato fine

Pria ch'io giungesse a questo extremo fine
dolce nimica e voi mei grati audienti
Solevo anch'io per ciascadun confine
Sparger non mesti, ma soavi accenti
E spesso nanti l'hore matutine
Far surger l'alba & raquienter i venti
E non v'era cor aspro e sì feroce
Che non movessie il suon de la mia voce

Ma hor ch'io son sanza alma e sanza voce
Per troppo amarti, ah despietato sasso
I' potrei ben cantar lento e veloce
Ch'io facesse a nessun mover un passo
Perho che tanto il mesto dir mio noce
Che ognun che l'ode d'ogni gaudio è casso
E s'io facea col canto un morto, vivo
Ognun che me ode, hor so' de vita privo

Ah quanto è d'intelletto e senso privo
Quel che in volubil donna pon sua cura
Prima sparge de gli occhi un largo rivo
Poi muta usanza, stil, modo e figura
De gagliardo sencier, vien semivivo
E ne la fin, diventa un'ombra obscura
Perho il femineo sesso, fuga ognuno
Che a pasto è tal, che esser vorrà digiuno.

Amanti, statte ognun casto e digiuno.
Che poco mel, non paga molto tosco
Gli occhi aprite di tempo chiaro e bruno
Che quando luce il Sol, mi par più fosco
Sì facilmente non credete a ognuno
Che più fede nel mondo non connosco
Rendere l'arme de Cupido al tempio
Et prender di me, non d'altri exempio

Già per auctoritate, e per exempio
Fummi mostrato che una horribil fera
Non haveva il cor tanto crudo & empio
Quanto l'hai tu spietata mia guerriera
Et io come impazzito stolto e scempio
Creder non volsi a tal ragione intiera
Sì che s'io errai, non fu per mio diffetto
Che è impossibil fugir da un sacro aspetto

Il qual mirando pur vengo in lo aspetto
Afflitto, lachrymoso e tutto exangue:
E il core e l'alma mancami nel petto
Qual chi vede obscur'ombra o rigido angue
Et repentina morte sola expetto
Che, è dolce cosa a quel che pena e langue
Che per uscir fuor de angosciosi pianti
Cusì far soglion tutti tristi amanti.

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Autor
Notturno napoletano
Título
Strambotti ad amicam
Lengua
italiano
Época
Renacimiento
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-strambotti-ad-amicam--notturno-napoletano-e178ba
Cita recomendada
Notturno napoletano, «Strambotti ad amicam», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-strambotti-ad-amicam--notturno-napoletano-e178ba.html

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