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Notturno napoletano · Renacimiento

Sonetti

italiano

Talhor sole fra me pensoso e stanco
Vo discorrendo tutto il viver mio
Chi fui, chi son, de qual speme, e disio
Visso ho fin qui, quasi canuto e bianco:
Et dico ahi lasso, non te ne avedi ancho
Che 'l tempo vola, e il mondo falso e rio
te carcha sì, che se andrai nanti a dio
Un de, quegli serai del lato mancho.
Dove col cor pien di pauroso scorno
A man dritta mi volgo, e trovo il vado
Che da notte me alunga, e apressa al giorno
E qui tanto altamente ascendo & vado
Ch'io son quasi divin, ma poi ritorno
S'io guardo in giuso, e in doppio error ricado

Piedi, man, occhi, bocca, orecchi, e il core
Insieme a lite van, nanti a Cupido
Ciascun gridando, signor iusto e fido
Priego hor dopri iustitia, se ami honore
I piè, dicon tornar vogliam signore
Le man, che 'l guerrizar fusse finido
Gli occhi, non pianger più, cusì gran grido
Fan questi ad un, narrando il lor dolore
La bocca, poi non vo' più riso o canto
Le orecchi, udir non posso chi me offende
E il cor dice tutto ardo sanza pianto
Amor, che pur tal volta il vero intende
Vedendo il cor più degno, dagli il vanto
E tutti gli altri, via scaccia, e riprende

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Dónde vive
La Biblioteca

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Autor
Notturno napoletano
Título
Sonetti
Lengua
italiano
Época
Renacimiento
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-sonetti--notturno-napoletano-668dcb
Cita recomendada
Notturno napoletano, «Sonetti», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-sonetti--notturno-napoletano-668dcb.html

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