A Te fu soglio il giogo d'Appennino,
E sul capo di Lei che ti diè guerra
Qual tuon s'avvolse un cantico divino.
Sparsero i quattro venti sulla terra
Quante bestemmie, preghiere, concenti
Il trino spirital mondo rinserra;
E forse un giorno i sacri monumenti,
Che sorgon quai montagne adamantine
Del tempo a rintuzzar l'onde irrompenti,
Fien sassi ingombri d'edera e di spine,
Tra i quai melode spargerà notturna
L'alato abitator delle ruine.
Ma finchè non s'accenda la diurna
Lampa sopra la terra inabitata,
Qual face nell'orror muto dell'urna,
Come sul mar serenità stellata
Risplenderà sull'alme la novella
Parola dal tuo raggio illuminata,
O Imperator dell'itala favella.
PETRARCA
Come usignolo che soave canti
Allor ch'estivo raggio il suol percuote
È dolce al viator su' cui sembianti
Scherzano le ombre che la brezza scuote;
Tal se malinconia chiama gli erranti
Miei passi in valli a profan piede ignote,
De' tuoi diversi modulati pianti,
O Petrarca, m'è dolce udir le note.
E allora dalla pagina dolente
Levando il guardo all'irraggiato empiro,
Che si curva su me serenamente,
Esclamo — Italia! oh con quanto sospiro
Ei ti bramò più lieta; e ancor la gente
Sospirando ripete il bel desiro.
ARIOSTO E TASSO
O prima età del rinnovato mondo,
Rigogliosa d'eventi e di valore,
In cui fremea qual del caosse in fondo
La battaglia dell'odio e dell'amore;
Poichè Italia restò, come infecondo
Arbor, spogliata dell'antico onore,
A lei si pose tua grand'ombra accanto,
E dei poeti le parlò col canto.
Lieve volando come augel sull'onde
Lodovico vedea correre armati
Per mar, per monti e tra selvose fronde
Gli antichi cavalieri innamorati;
E femmine lascive e vereconde,
E spechi e larve e corridori alati
Agitava nell'alta fantasia
Tutta ardir, tutta luce e melodia.
Vide Torquato abbandonate ai venti
Le sacre insegne della gloria avita
Per gli assiri vagar campi fiorenti,
Mentre la fede il gran Sepolcro addita. —
D'amore inebbriato in carmi ardenti
Armonizzò la tempestosa vita;
E il genio in lui com'aquila in ritorte
Tanto si scosse che gli diè la morte.
Come due torri poste sul confine
Che una dall'altra region diparte
Spirto voi daste, o fantasie divine,
A tromba che squillò per ogni parte;
E della spenta età, le cui ruine
Giaccion quai membra di gigante sparte,
A noi, crescente procellosa etate,
La fè, il valor, le cortesie narrate.