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PoetósferaLa BibliotecaEmilio De Marchi

Emilio De Marchi · Modernismo

Il fabbro

italiano

Tra i muti casolari odi frequente
il suono che rimbalza sull'incude:
è Bellincion, che colle braccia nude
batte il ferro rovente.

Ei sta fosco Vulcan da mane a sera
al mantice, al martel, alla tenaglia:
batte, inchioda, arroventa, il ferro scaglia
rosso nell'acqua nera.

Copron serrami e toppe aspre e ferraglie
l'affumicata volta della muda:
ansa la vampa sulla carne ignuda
le sue stridente scaglie.

Grida al compagno e cade in una dura
danza la solfa delle salde braccia:
tuona il martel, che rompere minaccia
le costole a natura.

Se il vino canta e scalda il sentimento,
piomban sì giusti i colpi del martello,
che la torre merlata del castello
balla sul fondamento.

Quindi egli siede ai caldi occhi del sole
sull'uscio e in così grasse risa il pane
accompagna che fuggono lontane
le donne alle sue fole.

Oppur si piglia in braccio o sui ginocchi
un suo vezzoso bambinel di latte:
e le morbide incudini gli batte,
soffiandogli negli occhi.

Dell'uom barbuto e nero il picciol fiore
mitiga i sensi e le parole audaci:
scendon spesse carezze e scendon baci
che fan rovente il cuore.

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Dónde vive
La Biblioteca

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Autor
Emilio De Marchi
Título
Il fabbro
Lengua
italiano
Época
Modernismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-il-fabbro--emilio-de-marchi-542edd
Cita recomendada
Emilio De Marchi, «Il fabbro», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-il-fabbro--emilio-de-marchi-542edd.html

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