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Jacopone da Todi · Medieval

De san Francesco e de le bataglie del Nemico contra lui

italiano

O Francesco, da Dio amato,—Cristo en te s'ène mostrato.

Lo Nemico engannatore,—aversier de lo Signore,
creato l'omo, ave dolore—che possedesse lo suo stato.

Giendo a lui con fraudolenza—e cascollo d'obedenza,
félli far grande perdenza,—del paradiso fo cacciato.

Puoi che l'uomo fo caduto—e lo Nemico fo saluto,
ed en superbia raputo,—ch'era signor deventato;

Dio, vedendo questo fatto,—fecese om e dieglie 'l tratto,
e tolseli tutto l'acatto—che sopre l'om aví' acquistato.

Con la sua umilitate—tolseli prosperitate,
e con la santa povertade—sí li die' scacco giocato.

Per gran tempo fo sconfitto—lo Nemico maleditto,
relevosse e fece gitto—e lo mondo ha rapicciato.

Vedendo l'alta Signoria—che lo Nemico sí vencía,
mandar ce vuol cavallaria—con guidator ben amastrato.

San Francesco ce fo elesso,—per gonfalonier è messo,
ma nullo ne vol con esso—che non sia al mondo desprezato.

Non vol nullo cavalliere—che non serva a tre destriere:
povertate ed obedere,—en castitá sia enfrenato.

Ármase lo guidatore—de l'arme del Signore,
ségnalo per grand'amore—de soi segni l'ha 'dornato.

Tanto era l'amore acuto—che nel cuor avea tenuto,
che nel corpo sí è apparuto—de cinque margarite ornato.

De la fico ave figura,—che è grassa per natura,
rompe la sua vestitura—en bocca rieca melato.

Poi gl'insegna de schirmire,—de dar colpi e sofferire,
enségnali co degia dire:—pace en bocca gli è trovato.

Lo Nemico s'atremío,—vedendo lui s'empaurío,
parvegli Cristo de Dio—che en croce avea spogliato.

—S'egli è Cristo, non me giova,—ch'esso vencerá la prova;
non so guerra che me mova,—sí par dotto ed amastrato.

Lasso me, da cui so vento!—ancora non me sgomento,
voglioce gire, e mo el tento,—ch'io possa far con lui mercato.

O Francesco, que farai?—te medesmo occiderai
del digiunio che fai,—sí l'hai duro comenzato.

—Facciol con discrezione,—ch'agio 'l corpo per fantone,
tengolo en mia pregione,—sí l'ho corretto e castigato.

—Veramente fai co santo,—el tuo nom è en onne canto;
móstrate co stai ad alto,—ché 'l Signor ne sia laudato.

—Celar voglio lo migliore—e mostrarme peccatore;
lo mio cor agio al Signore,—tenendo el capo umiliato.

—Quegna vita vorrai fare?—non vorrai tu lavorare
che ne possi guadagnare—e darne a chi non è adagiato?

—Metteròmme a gir pezente—per lo pane ad onne gente,
l'amor de l'Onnipotente—me fa gir co 'nebriato.

—Frate, tu non fai niente,—periscerai malamente,
gli sequaci fai dolente,—c'hai niente conservato.

—Tener voglio la via vera,—né sacco voglio né pera,
en pecunia posto èra—che non sia dagl miei toccato.

—Or te ne va en foresta—con tutta questa tua gesta,
piacerá a l'alta Maièsta—e l'om ne sirá edificato.

—Non so messo per mucciare:—'nante, vengo per cacciare,
ché te voglio assediare—ed a le terre agio attendato.

—Molta gente me torrai—con questo ordene che fai,
le femene me lasserai,—che non è buon misticato.

—Ed io te voglio dir novelle—le qual non te paròn belle:
fatto ho orden de sorelle,—da le qual sie guerregiato.

—Qual será la scortegiante—che se voglia trare enante
contra le mie forze tante,—che tutto 'l mondo ho conquistato?

—Nella valle Spoletana—una vergen c'è soprana:
Clara, de donna Ortulana,—templo de Dio consecrato.

—Quilli che son coniugati—non siron da star coi frati,
siron da te allecerati,—averògl so mio guidato.

—Ed io te vogl far afflitto.—Uno ordine agio elitto:
penitenti, orden deritto,—en matrimonio dirizato.

—Or non me toccar la resía,—che è contra la tua via:
questo non comportaría,—troppo ne siría turbato.

—Farne voglio inquisizione—a destruger tua magione,
metteraiolo en pregione—chi ne troverò toccato.

—Oimè lasso, me tapino,—ché me s'è rotto l'oncino,
haime messo en canna un frino—che me fa molto arafrenato.

O Francesco, co m'hai strutto!—el mondo te arprendi tutto,
ed haime messo en tal corrotto,—che m'hai morto e subissato.

Non voglio piú suffrire,—per anticristo voglio gire;
e vogliolo far venire,—ché tanto è profetizato.

—Con lui te darò el tratto,—el mondo t'artorrò affatto,
enfra li tuoi troverò patto—che i vestirò del mio vergato.

—La profezia non me talenta,—a la fin sí me sgomenta,
che te de' armaner la venta,—alora siraio enabissato.—

La battaglia dura e forte,—molti siròn feriti a morte,
chi vincerá averá le scorte,—e d'onne ben sirá ditato.

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Autor
Jacopone da Todi
Título
De san Francesco e de le bataglie del Nemico contra lui
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-de-san-francesco-e-de-le-bataglie-del-nemico-con--jacopone-da-todi-4a4fb9
Cita recomendada
Jacopone da Todi, «De san Francesco e de le bataglie del Nemico contra lui», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-de-san-francesco-e-de-le-bataglie-del-nemico-con--jacopone-da-todi-4a4fb9.html

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