L’alta speranza, che li mia martiri
Soleva mitigare alcuna volta,
In noiosa fortuna ora rivolta,
De’ dolci mia pensier fact’à sospiri.
Et gli amorosi et caldi mia desiri,5
Lacrime divenuti, la raccolta
Rabbia per gli occhi fuor dal cor disciolta
. . . . . . . . . . . .
O s’io potesse creder di vedere
Canuta et crespa et pallida colei,10
Che con [suo] sdegno nuovo n’è cagione!
Ch’anchor la vita mia di ritenere,
Che fugge, a più poter m’ingegnerei,
Per rider la cambiata condictione.
*Rima XLIII — poema amoroso del Canzoniere de Boccaccio (trad. stilnovo).*