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Giovanni Boccaccio · Medieval

Rima V — Non credo il suon tanto soave fosse

italiano · Italiana

Non credo il suon tanto soave fosse
Che gli occhi d’Argo tutti fe’ dormire,
Né d’Amphion la cythara a udire
Quando li monti a chiuder Thebe mosse,
Né le syrene anchor quando si scosse5
In vano Ulixe provido al fuggire,
Né altro, se alcun se ne può dire
Forse più dolce o di più alte posse;
Quant’una voce ch’io d’un’angioletta
Udì, che lieta i suoi biondi capelli10
Cantand’ ornava di frond’ et di fiori.
Quindi nel pecto entrommi una fiammetta,
La qual, mirando li sua occhi belli,
M’accese il cor in più di mill’ardori.
*Rima V — poema amoroso del Canzoniere de Boccaccio (trad. stilnovo).*

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Autor
Giovanni Boccaccio (1313–1375) · Wikidata Q1402
Título
Rima V — Non credo il suon tanto soave fosse
Lengua
italiano
Época
Medieval
Nacionalidad
Italiana
Sala
Erótica
Identificador
rima-v-non-credo-il-suon-tanto-soave-fosse--boccaccio
Cita recomendada
Giovanni Boccaccio, «Rima V — Non credo il suon tanto soave fosse», Poetósfera, poetosfera.com/p/rima-v-non-credo-il-suon-tanto-soave-fosse--boccaccio.html

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