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Giovanni Boccaccio · Medieval

Rima LXXXIII — S’io veggio il giorno, Amor, che mi scapestri

italiano · Italiana

S’io veggio il giorno, Amor, che mi scapestri
De’ lacci tua, che sì mi stringon forte,
Vaga bellezza né parole accorte
Né alcun altri mai piacer terrestri
Tanto potranno, ch’io più m’incapestri5
O mi rimetta nella tua ritorte:
Avanti andrò, finché venga la morte,
Pascendo l’herbe per gli luoghi alpestri.
Tu m’ài il cibo il sonno et il riposo
E il parer huom fra gli altri et il pensiero10
Tolto, che io di me aver devrei:
Et àmi facto del vulgo noioso
Favola divenire; ond’io dispero
Mai poter ritornar quel ch’io vorrei.
*Rima LXXXIII — poema amoroso del Canzoniere de Boccaccio (trad. stilnovo).*

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Autor
Giovanni Boccaccio (1313–1375) · Wikidata Q1402
Título
Rima LXXXIII — S’io veggio il giorno, Amor, che mi scapestri
Lengua
italiano
Época
Medieval
Nacionalidad
Italiana
Sala
Erótica
Identificador
rima-lxxxiii-s-io-veggio-il-giorno-amor-che-mi-scapestri--boccaccio
Cita recomendada
Giovanni Boccaccio, «Rima LXXXIII — S’io veggio il giorno, Amor, che mi scapestri», Poetósfera, poetosfera.com/p/rima-lxxxiii-s-io-veggio-il-giorno-amor-che-mi-scapestri--boccaccio.html

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