Poscia che gli occhi mia la vaga vista
Ànno perduta, il cui lieto splendore
Ciaschedun mio desir caldo d’amore
Facea contento in questa valle trista,
Dove più noia chi più vive acquista;5
Non curo omai se del dolente core,
Alma, ten vai, perciò che ’l mio dolore
Non regolerà mai discreto artista.
Anzi ten va, ch’io, che solea cantare,
Non vo’ pascer l’invidia di coloro10
A’ quai doler solea la mia letitia.
Vatten adunque omai, non aspettare
D’esser cacciata, et altrove ristoro
Prendi, se puoi, di questa mia trestitia.
*Rima LXVII — poema amoroso del Canzoniere de Boccaccio (trad. stilnovo).*