Io vengo il giorno a te infinite volte
e trovoti pensar troppo vilmente:
allor mi dol de la gentil tua mente
e d’assai tue virtù che ti son tolte.
Solevanti spiacer persone molte,
tuttor fuggivi la noiosa gente,
di me parlavi sì coralemente
che tutte le tue rime avei ricolte.
Or non ardisco per la vil tua vita,
far mostramento che tu’ dir mi piaccia,
nè vengo ’n guisa a te che tu mi veggi.
Se ’l presente sonetto spesso leggi
lo spirito noioso che ti caccia
si partirà da l’anima invilita.