Allor che d'orïente i bei tesori
Offriano i regi al divo pargoletto,
Uno stuolo di semplici pastori
Guatò alla soglia dell'umil ricetto.
Poi disse agli altri Egon: quell'oro eletto
E que' profumi di sì grati odori
Altro ben son che un candido agnelletto,
Una colomba o un panierin di fiori.
Ah! temo che l'infante il serto mio,
Dopo l'offerta prezïosa e rara
Di que' gemmati re, ponga in oblio!
Ma Elpino a quello: deh! una volta impara,
Che non il dono (e sia pur grande) a Dio,
Ma sì del donator la fede è cara.
Dum reges orientis opes et munera promunt,
Ac nati fundunt Numinis ante pedes,
Pastorum turba exiguae se ad limina sedis
Colligit attentis inspiciens oculis.
Ad reliquos Aegon socios dein talia fatura inne
Hoc aurum fulgens, hic peregrinus odor,
Oh! quantum praestant agno niveaque columba,
Et violis pleno sive rosis calatho
Ah! vereor postquam reges sua dona tulerunt,
Negligat oblitus ne mea serta puer!
Elpinus contra: disce heus! non esse dicantis
Munera grata Deo, disce placere fidem.