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PoetósferaLa BibliotecaVittoria Aganoor

Vittoria Aganoor · Modernismo

Risveglio — Agonia

italiano

Qui nella stanza solitaria, ov’entra

del bigio cielo tenebroso il poco

lume, e la vasta dell’estremo autunno

melanconia;

qui tutte le serene ore, le buone

ore, che poco, ahimè! curai nei freddi

bagliori assorta di bugiardi sogni;

l’ore gioconde,

fantasmi inafferrabili di morte

ore, qui tutte s’adunaro, a farmi

più acerbo e scuro questo scuro giorno

fatto d’angoscia.

— Ricordi? — una mi chiede — io venni prima

coi ramoscelli di speranza, i dolci

rami che pel tuo capo a me commise

una pia sorte.

Ti trovai rincorrente i vani fochi

delle lucciole vane, e me degnando

d’un breve sguardo, nel mister dell’ombre

sparir ti vidi. —

— Ricordi? — un’altra dice — io per te scesi

le contrade del sol, recando i doni

che la dea dai bendati occhi, fidati

per te m’aveva;

la pellegrina che alle tue dimore

veniva d’Orïente, hai tu cortese

accolta, o non piuttosto al triste occaso

l’occhio volgesti? —

— Di’: rammenti? rammenti? — in coro l’ombre

ripetono: — tu allor nulla curasti

di noi, le luminose, e una malvagia

follìa ti spinse

delle chimere tra le nebbie e i veli

a te accennanti di lontano; i canti

di quelle malïarde erravan lenti

fra le scogliere.

Non dove al sol danzavano gioconde

fanciulle, dietro abbandonando il capo

nell’ebrezza del riso, ai polsi strette

dai forti amanti,

ma sola andavi, o grande taciturna,

sotto la Luna a cogliere nel vento

di morte voci qualche eco perduta

tra le ruine;

e fuor dalle spezzate urne, e dai verdi

talami di selvagge erbe e di muschi,

ti sorgeano, legione avida, intorno

le fantasie,

le maghe che soltanto hanno soave

il nome, ma per trista arte d’ incanti

fan torbidi gli umani occhi del vero

alla bellezza;

ed or ci guardi lungamente e intenso

il desiderio nel tuo sguardo accende

un foco, onde traspar l’anima tua

per gli occhi orante,

per gli occhi stanchi ove da tempo il pianto

più non arriva. È tardi, è tardi, e invano

supplichevole, a noi tendi le braccia;

noi siamo spettri,

noi siamo larve; i teneri virgulti

avvizzir; dalla sorte altro comando

ormai pur troppo non abbiam che farti

più triste l’ora. —

O fantasmi, pietà! Sparite e l’anima

possa scordarvi! È vero; alle sottili

malìe create dal pensiero, l’impeto

del cor soggiacque;

l’ardor soggiacque della bella e forte

mia giovinezza in inseguir con ansia

mai paga la fuggente ala dei canti,

l’ala dei sogni;

ed ora stanca (oh come stanca!) io guardo

di quei vaghi e malvagi elfi il migrante

stuolo... Laggiù, nel gran deserto, l’ultimo

ecco è scomparso.

Ma voi, voi pure, ombre crudeli, inganni

non siete del pensiero? un sogno? un vòto

sogno voi pure?... Oh per pietà, sparite!

forse non mai

dall’orïente a me veniste, i rami

verdi recando e i fior, forse non mai

foste, voi pur, null’altro mai che larve

belle ed inique.

Via, dunque! via, fantasmi, ombre, chimere,

via dunque velenose ecati, in nome

di Dio, lasciate finalmente in pace

l’agonizzante!

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Autor
Vittoria Aganoor
Título
Risveglio — Agonia
Lengua
italiano
Época
Modernismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-risveglio-agonia--vittoria-aganoor-466dd6
Cita recomendada
Vittoria Aganoor, «Risveglio — Agonia», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-risveglio-agonia--vittoria-aganoor-466dd6.html

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