Quand’io pur veggio che se ’n vola ’l sole
Et apparisce l’ombra,
Per cui non spero più la dolce vista,
Nè ricevuto ha l’alma, come suole,
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Quel raggio che la sgombra
D’ogni martìro che lontano acquista;
Tanto forte s’attrista e si travaglia
La mente ove si chiude il bel desìo,
Che l’ardente cor mio
10Piangendo ha di sospiri una battaglia,
Che comincia la sera
E dura in sino alla seconda sfera.
Allor ch’io mi ritorno alla speranza
Et il desìo si leva
15Col giorno che riscuote lo mio core;
Mi muovo e cerco di trovar pietanza,
Tanto ched io riceva
Dagli occhi il don che fa contento Amore,
Ch’egli ha già, per dolore e per gravezza
20Del perduto veder, più avanti morti.
Dunque ch’io mi conforti
Sol con la vista e prendane allegrezza
Sovente in questo stato,
Non mi par esser con ragion biasmato.
25Amor, con quel principio onde si cria,
Sempre ’l desìo conduce;
E quel per gli occhi innamorati vene:
Per lor si porge quella fede in pria
Dall’una all’altra luce,
30Che nel cor passa e poi diventa spene:
Di tutto questo ben son gli occhi scorta.
Chi gli occhi, quando amanza dentro è chiuøa,
Riguardando non usa,
Fa come quei che dentro arde e la porta
35Contro al soccorso chiude:
Debbesi usar degli occhi la vertude.
Vanne, canzone mia, di gente in gente,
Tanto che la più gentil donna trovi,
E prega che suoi nuovi
40E begli occhi amorosi dolcemente
Amici sian de’ miei,
Quando per aver vita guardan lei.