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PoetósferaLa BibliotecaFrancesco Maria Gasparri

Francesco Maria Gasparri · Ilustración

Io trascorsi i campi eletti

italiano

Io trascorsi i campi eletti

Di Citèra, e d’Elicona,

Che volea di quei fioretti

Fare al Neri una corona:

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5E tentai con man dubbiosa

Ora il giglio, ora la rosa.

Puro è il Neri, e puro il giglio;

Quegli accende e cuori, e menti:

Ed il regio fior vermiglio

10Porporeggia in foglie ardenti:

Ei dell’Arno è onor gentile,

Come quei di vago Aprile.

Ma un pensiero al cuor mi scese,

E dal Ciel forse partìo,

15Che l’inganno fè palese

Al deluso pensier mio;

Ed in suono amico al Vero,

Sì mi disse quel pensiero:

Bianco giglio è amabil latte

20Della giovin Primavera;

Ma di lui nevi più intatte

Dispiegò quest’Alma altera,

Di cui solo un moto interno

Già fugò l’impuro Averno.

25Sia la rosa ostro ed onore

D’odorifera famiglia,

Mal però col vivo ardore

Del buon Neri il cuor somiglia

Cuor temprato alla divina

30Ardentissima fucina.

Cuor, che sempre amando crebbe

Nè sua voglia unqua fu paga,

Finchè Amor tutto non ebbe

Per lui fatto arciero e piaga,

35Che rinchiuso entro quel petto

S’aprì nuovo ampio ricetto.

Da quel cuor l’eterno Amante

Vibrò strali a mille a mille,

Ch’arser poi tant’alme e tante

40In dolcissime faville,

E all’incendio, che destossi,

Sorse il Tebro ed allegrossi.

E dall’onde aurate e molli,

Nel mirar l’altera fiamma:

45Fuman, disse, i sette colli,

Nè vegg’io chi loro infiamma:

Vegg’io ben, che angusto loco

Roma sembra a tanto fuoco.

Sì bel fuoco, ah! che discende

50Da sorgente eccelsa e diva;

E qual ivi arde e risplende,

Tal quaggiù distrugge e avviva:

Ond’io spero, e non invano,

Egual sorte al buon Giordano.

55Tal sua gioja a parte a parte

Dir s’udìo l’angusto Fiume,

Benchè sol vedesse in parte

Lo splendor di sì gran lume:

Di verd’alga indi si cinse,

60E più lieto al Mar si spinse.

Or se il Neri ornar tu vuoi

D’almo serto e d’almi fregj;

A maniera degli Eroi

Orna lui co’ suoi bei pregi

65E’ caduca ogni corona

Che si tessa in Elicona.

Vera idea de’ saggj Amanti,

O di Dio guerriero e tromba,

Chi può mai narrar tuoi vanti,

70O bellissima Colomba,

Luminoso augel reale,

Fisso al Sole i guardi, e l’ale?

Chi può dir quanta spargesti

Di virtù luce infinita,

75E qual’indi altrui ti festi

Mente e cuor, sostegno e vita,

O Pastore, che rapella

La raminga Pecorella.

Chi può dir di tua gran fede

80Ad oprar prodigj eletta,

Che domò sin lei, che fiede

Con certissima saetta,

E percuote d’egual dardo

Egre membra, e sen gagliardo?

85Per vastissimo Oceano

Debil Pin non spieghi antenne,

Nè dal suol muova lontano

Augellin di prime penne.

Sì mi disse, e in grembo al Vero

90Fè ritorno quel pensiero.

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Autor
Francesco Maria Gasparri
Título
Io trascorsi i campi eletti
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-io-trascorsi-i-campi-eletti--francesco-maria-gasparri-d513cf
Cita recomendada
Francesco Maria Gasparri, «Io trascorsi i campi eletti», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-io-trascorsi-i-campi-eletti--francesco-maria-gasparri-d513cf.html

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