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PoetósferaLa BibliotecaBernardo Morando

Bernardo Morando · Barroco

Di che stupido t'ammiri

italiano

Di che stupido t’ammiri,

tu che miri

la mia picciola statura?

Non fu avara, come credi:

se ben vedi,

mi fu prodiga natura.

Nel mio breve corpicello

il modello

ella fe’ d’un gran colosso:

novo Encelado compose

e mi pose

su le spalle un monte addosso.

Quando nacqui, influssi rei

ai dí miei

non promise astro nemico;

ma in compendio il ciel cortese

farmi intese

un grand’uomo e grande amico.

S’al di fuori altrui son scherno,

ne l’interno

non la cedo al magno Atlante:

picciol son ne la sembianza,

ma in sostanza

corpo nano ha cor gigante.

Non mi dir ch’io sia pigmeo,

che non feo

guerra mai che con le gru.

Vieni in prova, se t’aggrada,

con la spada,

s’anch’Orlando fossi tu.

Ben è ver che corto ho il braccio,

ch’al mostaccio

arrivarti non potrò.

Ma se in alto piú non saglio,

io di taglio

sul tallon ti ferirò.

Poco son ma tutto core,

e timore

non alberga nel cor mio;

temo sol quando m’assale

col suo strale

picciol nano qual son io.

Questo è Amor, che, pargoletto,

al mio petto

guerra fa con forze estreme:

ei mi fere e strugge in duolo,

m’arde, e solo

tal nemico amico teme.

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Autor
Bernardo Morando
Título
Di che stupido t'ammiri
Lengua
italiano
Época
Barroco
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-di-che-stupido-t-ammiri--bernardo-morando-e71c73
Cita recomendada
Bernardo Morando, «Di che stupido t'ammiri», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-di-che-stupido-t-ammiri--bernardo-morando-e71c73.html

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