Archimede non già, Fidia, nè Apelle
Quest’arti illustri, e vaghe a noi concesse,
Che sann’in legni, in marmi, o in lini espresse
Di Natura imitar l’opre più belle;
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Creolle il Fabbro eterno, e al Mondo dielle
Quando nell’Uom sua grande imago impresse,
Fermò nell’aria il suol, le sfere eresse,
E in Terra i fior dipinse, e in Ciel le stelle.
Or non dovranno de’ Mortali a’ sensi
10Oggetto offrir, che non sia onesto, e pio,
E quale all’alta origin lor conviensi.
Che se ad altro lavor cieco desìo
Muove la man; sorga la mente, e pensi,
Che il primo Autor di sì bell’arti è Dio.