D’un gran nome alto immortale
Sovra l’ale
Vago un dì d’alzar miei versi
Volsi a voi, donna sublime
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Le mie rime
Ed al canto i labbri apersi.
Ma in mirar poi tanti, e tanti
Chiari vanti,
Ch’in voi largo il Cielo unio;
10Già confuso al primo aspetto
L’intelletto
Contendea col bel desio.
Visto alfin troppo alto segno
Al mio ingegno
15Esser tutti i vostri rai;
Tra l’ardente immenso stuolo
In un solo
Di fissar l’occhio pensai.
Mentre intanto il guardo giro,
20Ed ammiro
Tutt’i pregj in voi diffusi,
E qual sia di maggior merto
Pendo incerto;
Stanco il ciglio al sonno io chiusi.
25Sogno amico allor mi tragge
Sulle spiagge
Don’Alfeo l’Arcadia inonda;
M’offre qui verga gentile,
E d’umile
30Molle lana il sen circonda
Porge al crin serto d’alloro,
Sparsa d’oro
Alla mano eburnea canna,
E una greggia dammi in cura,
35Bianca e pura.
Ch’uscia fuor d’una capanna.
Lentamente al vicin prato
Ch’era ornato
D’erbe e fior, pronto la guido;
40E a temprar del Sole il raggio,
D’alto faggio
Alla dolce ombra m’assido.
Quando scorgo di repente
Più lucente
45Lampeggiare il Cielo, e il giorno;
E più lieti i pingui agnelli
D’aurei velli
Fiammeggiar tutti d’intorno.
Volte allor per maraviglia
50Sù le ciglia
Ove più la fiamma ardea
Tra le nubi in varie guise
Veggio assise
Giuno, Palla, e Citerea.
55Col bel piè l’erbosa arena,
Tocco appena,
Che ciascuna a me si volse;
E con voce irata altera
La primiera
60In tai detti il labbro sciolse:
Nobil sangue, ampj tesori,
Sommi onori
D’armi, e d’ostri io diedi a lei;
Tu mal cauto in lance or poni
65Gli altri doni
Gli altrui doni, e i doni miei?
Anzi stando ancor sospeso
Su ’l lor peso,
Fia, che me sprezzar ti vante?
70Me del Ciel Diva sovrana
Me germana,
Me consorte del Tonante?
Infelice se tua guida
Farai d’Ida
75Il Pastor vano, e leggero!
Non sai forse quai ruine
N’ebbe al fine
D’Asia tutta il vasto Impero?
Fè d’orror tutto ripieno
80Il mio seno
La Superba in aria alzossi
E in sembianza disdegnosa,
Minacciosa
Tra le nubi dileguossi.
85Ma di Pafo la felice
Regnatrice
Tutta vezzi e tutta riso,
Di mia tema allora accorta,
Mi conforta
90Con gli accenti, e più col viso.
S’aurea cuna ed auree fasce
Ha chi nasce,
Dono è sol degli Avi sui:
Quella, ch’ora a te fai scopo
95Non ha d’uopo
Mendicare i pregj altrui.
Tu ben sai, che nel suo volto
È raccolto
Ogni fior di mia bellezza:
100Quale avrai più vago oggetto,
Se il suo aspetto
Da tue rime or si disprezza?
Ben l’avrai, mie voci ascolta,
In me volta
105Palla allor pronta riprende;
Ben l’avrai nel puro interno
Bello eterno
Onde ancor l’Alba risplende.
Chiara mente, alti concetti
110Saggi detti
Genti tratto, aureo costume
E virtù mill’altre e mille
Quai faville,
Tralucean da sì gran lume.
115Egli fu, che al nobil piede
L’ali diede
Quando lieve in Pindo ascese:
Sua mercede dall’Argive
Dotte Dive
120Così dolce il canto apprese.
Questo è il Bel, di cui fornita
Avrà vita
Immortale in ogni etade:
Loda or tu quello del viso,
125Ch’improvviso
In un giorno e langue e cade
Disse, e sparve. Allor mi desto
Tutto mesto,
E del vano ardir mi pento:
130Che i tuoi pregi a narrar mosse
Or non posso
Lodar tutti; e un sol, pavento.
Veggo ancor Giunone. altera,
Tal qual’era,
135Quando irata in aria alzossi:
È in sembianza disdegnosa,
Minacciosa,
Tra le nubi dileguossi.