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PoetósferaLa BibliotecaIppolito Pindemonte

Ippolito Pindemonte · Romanticismo

A Girolamo Lucchesini

italiano

Ne l’Isola gentil, gemma del Norte,

Cui d’Havel e di Sprèe l’onda rigira,

O dolce mio ne’ giovanili studj

Compagno, e amico vincitor, che fai?

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Quai sono i tuoi mattin, quai le tue sere?

Come di noi, d’Italia tua, che spesso

Volge un guardo Materno ove tu sei,

Serbi memòria? o de la corte l’aura,

I rai del trono e quel che vedi e ascolti

10Nume terren, tanto a’ tuoi sguardi forse

Fredde Nordiche piagge orna ed incanta,

Che vile d’Arno la bell’onda, vile

Scorre l’onda per te del sacro Tebro?

Felice, ancor se libertà ti piacque,

15Essa, che d’ogni vago animo è cura.

Nulla, fuor che virtù, sì bello è al mondo,

Che il perderlo talora a l’uom non giovi,

E le varie de l’uom sorti, nè liete

Nè meste, in noi son pur come rugiada,

20Che dal loco ove sta prende il colore,

Bianca sul gelsomin, verde su l’erba,

Purpurea in su la rosa. E che? fors’anco

Libertade non è che un nome un sogno

Lusingator di non mai fermo spirto,

25Che tutto agogna, e sdegna tutto, a gli altri

Inutil sempre, e spesso a se di pondo.

Se felice son io, pensar che vale

S’io libero non son? se il laccio è d’oro,

Se bella mi vegg’io splendere intorno

30Gemmata rete, che mi stringe appena,

Sospirerò la libertà vantata,

Che talor priva d’ogni luce, e troppo

Talor sentita alfin poi sazia e stanca?

Te però saggio, te che certo hai l’arte

35Di goderti d’un bene, e che le porte

A i desir nuovi, onde più bello è sempre

Reso tutto oltra il ver chiuder saprai

Te loda, o Lucchesin, l’amica Musa.

Ma quai son le tue vegghie? ed a qual segno

40Drizzi lo stral de la tua mente? Febo

So che spesso mutar gode Elicona

Con Sans-souci, spesso mutar Sofia

Parigi e Oxford gode col regio albergo.

Tocchi tu mai le aurate corde? o tanto

45La rigida Sofia di te s’indonna,

Ch’onta far temi, anche fingendo, al vero?

Spiar gli arcani di Natura, e il nostro

Ne l’utile comun volger diletto,

Lodo: ma non curar poi d’altro? nulla

50De la commossa fantasia, dar nulla

Del cor commosso a le domande, a l’urto?

Creder nol so potea vicin d’Augusto

Orazio non cantar? Lascio che cinto

Il tuo Re de gli allor di Marte e Apollo

55Vince le guerre, ed a cantarle insegna

Con l’anima medesma, onde le vinse.

Non è bello veder tra schiere ed armi

Muover le Donzellette di Parnaso,

E sotto la real bellica tenda

60Miste fra i Genj de la guerra entrando,

A Lui che siede, e su la destra appoggia

La gloriosa umida guancia, a Lui

Terger gli alti sudori, e in auree coppe

Di nettare Febèo porger ristoro?

65○ Lucchesin, sempre a te rida il cielo,

E le tue vele Euro costante in alto

Mantenga: io de l’ameno Adige in riva

Stommi fra i patrj ozj contento. Anch’io

Cinto d’auree catene: Amor n’è fabbro,

70E Fille intorno al cor le avvolge, Fille,

Cara fanciulla, per cui sola io bramo

Viver la vita mia, fanciulla cara,

Per cui non temerei finir la vita.

Fra le tenere cure io non m’avvolgo

75Tanto però, che l’arti mie non tratti,

Se destra move aura da Pindo: al cielo

Sale allora un volante Inno, o i coturni

Mi stringo a passeggiar l’Itale scene,

E m’apparecchio un nome oltre la tomba.

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Autor
Ippolito Pindemonte
Título
A Girolamo Lucchesini
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-a-girolamo-lucchesini--ippolito-pindemonte-a1a7eb
Cita recomendada
Ippolito Pindemonte, «A Girolamo Lucchesini», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-a-girolamo-lucchesini--ippolito-pindemonte-a1a7eb.html

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