Chi è colei che tutta lieta in viso
Al ciel ne vola fra le alate squadre,
Mentre l'Agnello sul Calvario anciso
Tu, Luigi, offerisci al divin Padre?
Ecco, a te piega con gentil sorriso
Dolcemente le sue luci leggiadre:
Ah! che al sembiante e agli atti la ravviso!
É Cecilia, è la tua diletta madre.
Sì: la tua madre allor che acerba e ria
Morte la diparti dal fragil velo,
N'andò 've il giusto i lievi falli espia.
Dal poter tuo novello e dal tuo zelo
Tratta, or s'innalza per l'eterea via,
E te guata, e ringrazia, e aspetta in cielo.
Quae laeto mulier serena vultu
Inter aligeros ad astra fertur,
Te Agnellum in Solymae jugo peremptum
Offerente Patri, nove o sacerdos?
En: dulcem reserans ab ore risum
Ad te blandidulos amica ocellos
Vertit: ah! facie et modis decoris
Novi Caeciliam tuam parentem!
Parens nam tua quando acerbiore
Morte est corporeis soluta vinclis
Illo, ubi maculae leves piantur,
Adivit: modo sed, potentis acta
Vi ministerii tuoque amore,
Scandit aethereas vias; et illinc
Te jucunda tuetur, atque grates
Agens te in patria manet superna.