VAnità dei pensieri
Non sfuma più dal fervido desio,
Che la fce d’Amor mi accese in petto:
De i deliri leggieri
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Si ricorda, e si lagna il pensier mio,
E detesta con pena il suo diletto.
Vissi ad Amor soggetto
Sin ch’ebbi biondo il crime, or ch’è canuto;
Del falso Nume anco i favor rifiuto.
10Ah se tornasse al Mondo
Quella a Troja fatale Elena Greca,
Specchiando il volto al consiglier cristallo,
Sgriderebbe l’immondo
Suo Drudo pria, poi la sua mente cieca,
15Ch’assentir volle al memorabil fallo,
Quel funesto Cavallo
Quegl’incendj, que’ scempj ancor rammenta
La viva istoria; e la bellezza è spenta.
Del Sol, che nasce e muore,
20Della rosa che brilla e si scolora,
Delle stagioni il variare alterno,
Tolgan dal folle errore
Chi alla sera non pensa in sull’aurora,
E crede il giorno immobilmente eterno;
25Che il decreto superno
La vicenda ordinò di beni e mali:
Ci elesse il Ciel; ma ci creò mortali.
Oh del fasto Latino
Reliquie menarabili corrose
30Dal ferreo dente d’invido Saturno,
Voi che sin del divino
Titolo v’abusaste, all’oziose
Genti or siete spettacolo notturno.
Di scenico coturno
35La bugìa vi ravviva, e resta intanto
Per memoria di voi qualch’arco infranto.
Se un dominio sì vasto
Distrusser gli anni, or che sarà de’ nostri
Più ristretti e più tumidi comandi?
40Basi dell’uman fasto.
Con inganno comun son gli ori, e gli ostri,
O il temuto poter di scettri, e brandi;
Ma voli il tempo, e mandi
In figura visibile la Parca,
45Ecco il Vassallo umil saggio, il Monarca.
Gioventù, nome vano
S’anche in fasce l’uom muor, se muore adulto,
Se dovunque egli sia, non è sicuro:
Senno, coraggio, o mano
50Mai non trasser dall’urna un’Uom sepulto,
Che regresso non ha quel centro oscuro.
Il dir noi siam, quei furo,
Non, è vanto, che duri: un soffio, un fiato
Delle nostrc chimere è il fine usato.
55Sognò del Trace Orfeo
La fantastica Lira Argivo ingegno,
E mandò il suono suo sin nell’Abisso.
Questa incantar poteo,
Pluto sul soglio, e raddolcir lo sdegno
60Ne’ mostri inferni orribilmente affisso;
Ma l’ordine prefisso
Ruppe l’amante Sposo, e la Consorte
Trovò tra le sue braccia un’altra morte.
L’inesorabil Parca
65Sdegna scherzi di plettri, e cruda aborre
Di pietà, di dolcezza il nome istesso.
Tutti alla Stigia barca
Egualmente ci spinge; altri vi corre,
Altri più lento gli cammina appresso,
70E l’indugio concesso
E caso, non pietà; ma pur ricusa
Tal sorte chi mal vive, e se n’abusa
Lidia, nel cui sembiante
Ripartito negli occhi il Sol risplende,
75E porti nelle guance un doppiò Aprile:
Sappi, che quel brillante
Raggio ha pur, come il Sol, le sue vicende,
E che nasce e tramonta a Iui sinile:
Che non han vario stile
80Quei fior degli altri fior di Primavera
Freschi vaghi il mattin, smorti la sera.
Modera il fasto, e credi
Che ’l Tempo edace ogni beltà divora,
E per sottrarla al danno ogni opra è vana.
85Di preziosi arredi
Cingila pure, e il volto tuo colora
Con cinabro di Tiro, o carta Ispana:
L’attenzione insana
T’anticipa le rughe, e in pochi istanti
90Spariran col tuo Bello anche gl’Amanti.
Oh con qual brio mio mi vide
L’Adria nativa galleggiar per l’onde
Snello Triton d’ogni Nereide in traccia!
Ed or qual mi deride
95Ogni Ninfa del Tebro in sulle sponde,
Nè mi aceoglie amorosa, anzi, mi scaccia!
Ed io so, che la taccia
Dall’età mi deriva, e lo comprendo,
E dall’Adria gli error sul Tebro emendo.