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PoetósferaLa BibliotecaAntonio Ottoboni

Antonio Ottoboni · Ilustración

Schiere tumultuanti

italiano

SChiere tumultuanti

Di molesti pensier, deh non turbate

Dell’alma mia la placida quiete:

Flutti d’Adria spumanti,

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Tornate in calma, e d’agitar cessate

Quel, ch’a voi s’abbandona, amico abete.

Perchè mai tanta sete

Del suo naufragio, or che pe’ rischi estremi

Ei non cerca il favor di vele, e remi?

10Lottò colla tempesta

Lunga stagion, non folle ardir, ma solo

La sua innocenza intrepida e sicura;

Per lui l’ancora è questa,

Questa è per lui la Cinosura e il Polo,

15E fuor, che questo Porto, altro non cura.

Duri pur la sventura:

Ma si dilegui il nembo, e cessi il vento,

Che di perire in calma egli è contento.

Tra voi, dilette sponde,

20Ei posar brama anche strucido e infranto,

Ne di più esporsi a navigar gli cale:

Baceran le vostr’onde

Le sue lacere sarte, e avrà per vanto

Di risarcir nel grembo vostro il male.

25Ei ben sa, ch’il fatale

Travaglio, opra sol fu degli Euri infidi;

Ne dà nome di scoglj a i vostri lidi,

Lidi beati e cari,

Sovra voi galleggiò la mia Fortuna

30Per comun ben, quando Alessandro nacque

Poi benefici al pari

Voi lattante portaste in nobil cuna

Il mio Figlio bambin sulle vostr’acque.

In voi veder mi piacque

35Scolpiti gl’Avi miei da fabbro industre,

Ed ornato me pur di Toga illustre.

Ma poi (lasso!) qual strano

Tessalo incanto intorbidò le pure

Vostr’acque, e annuvolommi il Ciel natìo?

40Mi respinse lontano

Eolo sdegnoso, e tra quell’ombre oscure

Più non trovai la mia Consorte, ond’io

Piansi, e ricorsi a Dio,

Che pur salvommi, e dal mortal periglio

45Mi rispose sul Tebro in braccio al Figlio.

Ditemi, sponde amate,

Qual delitto commisi, e come, e quando

Nontra il vostro voler sciolsi la prora?

Cella mia verd’etate

50Mi vide il Serio in marìal comando,

Mi vide il Brembo, e il Feltrio Colle ancora;

Tra voi la mia dimora

Oziosa non fu quand’io se lea

O nella Curia, o nel sedil d’Astrea,

55Ah che il Ciel mi punisce

D’altre mie colpe, e non la Patria: il vostro

Impeto non è vostro, Onde innocenti.

Troppo fastoso ardisce

Vantare il Germe mio Camauro, ed Ostro;

60Troppo chiari si fero i fausti eventi.

Dalle moli eminenti

Si tolse all’altre il lume; e a quel che giace

Basso tetto vicin, l’ombra non piace.

Insolito costume

65E però, che quaggiù duri per sempre

Furiosa tempesta, o lieta calma:

Succede all’ombra il lume,

E dona il Ciel col variar di tempre

Or’alle nevi, ed ora a i fior la palma:

70Nell’organica salina»

Segnir veggiam con vicendevol sorte

Vecchiezza e gioventù, natale e mortc.

Sol per me par, che duri

Senza mia colpa il vostro sdegno eterno,

75E già ne’ rischi. incanutito lro. il pelo:

Non v’è chi m’assicuri

Nè men le tombe a vite, e non discerno

L’avello, ove io deponga il mortal velo,

Tu che volasti al Cielo.

80Mia dolce sposa, ah m’intercedi adesso;

Ch’almeno in morte io ti riposi appresso.

Che più bramate, o fieri

Aquiloni da me? Che pretendete

Da nave mezza infranta, e quasi assorta

85Sull’ali de’ pensieri

Alle private sue semplici mete,

Lunge dal fasto, il mio desir la porta:

Gli si appiani là corta.

Strada, onde torni in sull’amica sponda;

90E perdono gli oltraggi al vento e all’onda.

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Autor
Antonio Ottoboni
Título
Schiere tumultuanti
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-schiere-tumultuanti--antonio-ottoboni-dde154
Cita recomendada
Antonio Ottoboni, «Schiere tumultuanti», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-schiere-tumultuanti--antonio-ottoboni-dde154.html

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