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PoetósferaLa BibliotecaCarlo Innocenzo Frugoni

Carlo Innocenzo Frugoni · Ilustración

Tutto (chi 'l negherà?) non muor l'Uom prode

italiano

Tutto (chi ’l negherà?) non muor l’Uom prode,

Cui fu sù queste vie scorta Virtude:

Tutto nol serra e chiude

La gelid’urna, che i sospir non ode.

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Perman di bella lode

Dal cener muto, e dall’orror di morte

Sorge e rivive, e di sua nobil sorte

Fa co’ tardi Nipoti

Maravigliar i secoli remoti.

10A che discinta il crin, Parma, di pianto

Mesta bagni il fatal sasso dolente,

Ove depor repente

Francesco non temèo suo fragil manto?

Qual potrà darsi vanto

15Colei, che in Nulla tutto strugge e solve?

Altro ella forse avrà ch’arida polve,

E in un poche serbate

A non ignobil tomba ossa nudate?

Fuor del flebile avello ecco è rimasta

20La miglior parte dell’Eroe già spento:

Ecco s’orna di cento

Suoi doni eterni, e al pigro obblìo sovrasta.

Ella sola a sè basta,

E nel sentier di gloria, che ognor tenne,

25Con fuggenti da Terra invitte penne

Poggia in alto, e là siede,

Ove le cose sotto il piè si vede.

Degna di somm’onor seco è Colei,

Che un aureo freno or lenta, ed or raccoglie;

30E le ben rette voglie

Lo guardan liete, e ne ringrazian lei.

Fremono i ciechi e rei

Affetti, che a Ragion mai non potero

L’ordin turbar del suo felice impero,

35E nel volto ancor hanno

Di loro servitù l’ire e l’affanno.

Quelle, che dansi a real cuor suprenne

Eccelse doti, pur le stanno a fianco:

Intatta Fè di bianco

40Velo coperta, che macchiarsi teme;

Santa Equità, che preme

Col piè gl’Ingiusti, e gl’Innocenti affida;

Alta Sagacità, che certa guida

Viene ne’ dubbj eventi,

45E per man prende le commesse genti.

E di quali raggi sfavillante in faccia

Poi non s’aggiunge a lei bella Pietade,

Che le dirette strade

Sempre segnò del primo Vero in traccia?

50Ella perchè non giaccia

Al suol, qual altra è d’uom virtù più degna,

A tutte si accompagna, a tutte insegna

Col suo celeste lume

Il calle, e a tutti il dorso arma di piume.

55Ma pur d’Antichità nell’atra notte

Si starian senza onor Tito ed Augusto,

Se non fosse il vetusto

Purato stil d’illustri penne e dotte

Cedon disperse e rotte

60Del tempo le caligini profonde,

Dove Eloquenza suo splendor diffonde:

Senza lei sconosciuta

Sente l’ingrato obblìo Virtù taciuta,

Non però a te, Signor, che a Taro e Trebbia

65Tolsero i Fati sordi al pregar nostro,

Manca d’eletto inchiostro

Pronta cura felice, onde si debbia

Temer, che scura nebbia

D’obblivìose età ti cinga e veli.

70Odo anche il suon facondo, anche i fedeli

Detti, che in mezze a’ tuoi

Pregj ascender ti fanno infra gli Eroi

Quelle, ch’io fei primier di te parole

Gravi di duolo, ove il fraterno amore

75Ti diè l’estremo onore

De’mesti incensi e dell’augusta mole,

Forse neglette e sole

dell’urna tua giacer vedrai:

Non quelle, nò, Signor, che fanno omai

80Dalma facondia piene

Nella tua Parma rifiorire Atene.

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Por su autor
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La Biblioteca

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Autor
Carlo Innocenzo Frugoni
Título
Tutto (chi 'l negherà?) non muor l'Uom prode
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-tutto-chi-l-neghera-non-muor-l-uom-prode--carlo-innocenzo-frugoni-a5366f
Cita recomendada
Carlo Innocenzo Frugoni, «Tutto (chi 'l negherà?) non muor l'Uom prode», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-tutto-chi-l-neghera-non-muor-l-uom-prode--carlo-innocenzo-frugoni-a5366f.html

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