Spiriti fra tutti eletti,
Che cantate nel Ciel l’eterno Osanna,
A che il sommo lasciate, o benedetti,
E qual cura vi affanna
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Che fra gli umani ad abitar venite?
Ma, non aspro pensier qui ne conduce
Voi rispondete, è Duce
A noi la gioja, ed il volere eterno.
Ai più soavi affetti
10L’uom schiuda il core: udite, o genti, udite,
Chiuso è per sempre il tenebroso inferno.
Se ai fugaci piacer volte le spalle
Seguir vi piaccia di virtute il calle.
Nacque il Sir della gloria,
15E il nascer suo ben ne sentì Satanno;
Egli è quel forte, che ha sul reo vittoria
Che al pianto, ed all’affanno
Toglie il mortale, e amico il ciel gli schiude
Egli è quell’uno incomprensibil, grande,
20Lo cui nome si spande
Per ogni parte del Creato, ed oltre,
Di cui dirà l’Istoria:
Coprian le membra tenerelle, ignude
Di quel Divo non aurea, o regal coltre,
25Ma pochi panni, e fra il rigor del verno,
L’ispide paglie fur letto all’Eterno,
O fanciullo divino,
Che di uno sguardo fai tremar la terra,
Poichè reggi di noi egri il destino,
30Pon modo all’aspra guerra
De’ rei pensieri, onde mi parla il core.
Per te ripieno di costanza, al segno
Giunga del santo Regno,
Ove il mortale in te mirar s’indìa;
35Tu mi schiudi il cammino
Me non inganni lusingando amore,
Ma Tu mi reggi per la dubbia via,
Onde al fin giunto del mortal vïaggio
Abbia corona, che si addice al saggio,
40Dall’alto delle spere
Ove le cose di quaggiù correggi,
Odi propizio i voti, e le preghiere
Di chi servo a tue leggi
Čaldo è di affetto pel natio paese.
45Regnin di nuovo in questo ital suolo
Le virtù prime, e solo
Si odano accenti di concordia, e pace.
Non più da menti altere
Si rinnovino al Ciel le antiche offese;
50Ma di Padre, e di sposo amor verace
Della prima virtù conduca i giorni,
E questa Roma al suo splendor ritorni.
Dal Mar Sicano ai Mari,
I cui ghiacci ha il Britanno invan tentato
55Il nome tuo a celebrar s’impari:
E del Vate Scettrato
Emulando la flebile armonia,
Ognun pietà de’ proprj falli implori.
Il sommo de’ pastori
60Miri aumentarsi la diletta greggia.
Popoli immensi e vari
Gli offran l’omaggio, che negaro in pria,
E dove l’uom più imbruna, o più biancheggia
S’ergan Are, e delubri, e incensi e voti
65Ti porgan fra le preci i Sacerdoti.
Canzon, che al nascer dell’Uom Dio nascesti,
Muovi con piè sicuro
Al più vile abituro,
Nè il timore ti arresti
70D’essere avvolta in sì misere vesti,
Ch’ei pure è poverello, e un Dio di pace
Della vera umiltà solo si piace.