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PoetósferaLa BibliotecaPetronilla Paolini Massimi

Petronilla Paolini Massimi · Ilustración

Spieghi le chiome irate

italiano

Spieghi le chiome irate

Minacciosa Cometa, e il guardo giri

Grave di morte, a queste mura intorno.

Nubi di fiamme armate

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Giove sopra di noi muova e s’adiri;

Nè splenda mai senza saette il giorno.

Colle nuove sciagure anco ritorno

Faccian l’antiche, e il lor furor insieme

Sovra l’anima, mia corra disciolto.

10Io con pallido volto

Non mirerò le mie sventure estreme.

Soffre il mio cuor, non teme;

E intrepidi vedrò sovra il mio crine

Dal destino cader stragi e ruine.

15S’avventano i disastri

Solo all’anime grandi. Io mai non vidi

Fulminata dal Ciel capanna umile.

Suole l’ira degli Astri

Solo tra i rischi esercitar gli Alcidi,

20Nè gode d’assalir petto servile;

Però ch’il Fato ancor si prende a vile

Recar guerra crudele ad alma imbelle,

Che di lagrime sol coperto, ha il ciglio

Vuol Fortezza il periglio,

25E se contra di te s’arman le stelle,

Tu desta omai le belle

Prove, che in nobil cuor virtù produce,

E il tenor di mia vita a te sia duce.

Tu sai, che i lumi appena

30Apersi al dì, che n’incontrai dolente

Coll’aspetto crudel d’avversa sorte;

E con adulta pena

In pargoletta età vidi repente

Fin sulla cuna mia scherzar la morte.

35Pianser gli occhi presaghi, e ancor non forte

Fu il mio tenero seno a i colpi esposto,

Che m’avventò dal Ciel destino ingrato.

Del genitore il Fato,

A me sola palese, altrui nascosto,

40Predissi indi ben tosto

Seguiro i danni, e alla presaga cuna

Il paterno feretro unì Fortuna.

Sull’offesa negletta

Trionfò l’omicida in faccia al Cielo,

45Ch’immoto spettator vide lo scempio;

Nè per giusta vendetta

La provida Ragione arse di zelo,

Ma tacita soffrì l’orrido esempio.

Si vide solo pullulare un empio

50E vorace desio, nato nel petto

De’ tiranni Congiunti, il cui furore

Estinse quell’amore,

Ch’in seno anco alle Fiere è sacro affetto.

Fuggendo allor l’aspetto

55De gli antichi Penati e Patrj Lari,

Schermii le voglie inique, e i genj avari.

Esule abbandonata,

Della vedova madre allor seguendo,

Qual’Ascanio, o Camilla, il passo errante,

60Ver la Patria bramata

Da cui partiva il piè, volsi piangendo

Del mio ciglio infelice il guardo amante.

Languida alfin, le mal sicure piante,

Posi sul Tebro entro sacrate soglie,

65Ove splender credea tranquilla luce;

Ma quel che mi conduce,

Pertinace destin non cangiò voglie:

Ovunque egli m’accoglie,

Mi circonda d’affanni; e s’io mi guardo

70Dall’arco feritor, pur sento il dardo.

Nuovi ingordi desiri

Collegarsi a’ miei danni allor vid’io,

E alle ricchezze mie negar la pace:

Gli empj e ciechi delirj

75Anelar sitibondi al sangue mio,

E portar delle Furie in man la face.

Ed io tenera ancor, non quel che piace

Ma quel che m’opprime, a sostenere appresi;

Nè furon dal mio labbro invan temute

80Le funeste cicute:

Io di mia morte ragionare intesi

Ma pure astri cortesi,

Armando a bell’Astrea la mano invitta,

Recar soccorso all’innocenza afflitta.

85Fortuna alfin m’accolse

E lungo stuol d’adorator divoti

I miei ricchi imenei chiedeva a gara.

Ed oh quanti raccolse

Lo splendor di mia sorte incensi e voti

90Ch’adulando porgea la turba avara!

Già cominciava ad esser lieta e cara

A me la vita, e l’aura era gentile,

E già l’alma e il pensier s’ergean sull’ale,

Quando forza fatale

95Degli anni miei congiunse il vago Aprile

A strana età senile:

Io rammentai colle mie nozze allora

L’ingrate tede all’infelice Aurora.

Del Gran Pastor Latino

100L’alto voler fu legge a’ miei sponsali

E il cenno suo dettò il materno assenso.

Vide allora il destino

Al lume di mie faci nuziali

Estinta la pietà, non ch’altro senso.

105Del pianto mio, del mio dolore intenso

Godero i Fati e riser gli astri alteri,

Che resero crudel Giove clemente.

Ei di fasto apparente

Coprì l’orrore, ed ai potenti imperi

110Cedero i miei pensieri

Qual onda al vento, e tra l’illustri cure

Sol potei numerar le mie sventure.

Quella che un tempo sorse

Mole tremenda agli anni, al Tebro in riva,

115Già d’ossa imperiali urna superba

E poscia albergo porse

A i seguaci di Marte, e d’ozio schiva,

Dell’antico valor vestigio serba;

Quella m’accolse in sull’etate acerba,

120E novelle m’offerse ingiuste pene.

Sotto titolo illustre in chiuso orrore

Varcai le più bell’ore

E passeggiai sulle funeste scene;

Pur baciai le catene

125E in rigida prigion sfogai col canto,

Qual dolente usignol, l’angosce e il pianto.

Quivi piombar ben mille

Dall’urna ampia de’ Fati ingiurie ed onte,

Quale in turbato dì talor si vede

130Che alle sonore squille

Di grandini temute in faccia al monte

Pria scoppia il tuono, e il fulmin poi succede.

Ma il Ciel sa che non cede,

Temprato alle sventure eroico petto.

135Suol qual neve cader senz’altrui danno

In nobil cuor l’affanno;

E qual Olimpo ognor prende a diletto

De’ nembi il fero aspetto,

Tal vidi del destin l’ire schernite,

140O pur belle nel sen le mie ferite.

Stanca alfin ma non vinta

De’ sacri chiostri io ritornai nel seno,

Ed ivi men crudel sperai Fortuna.

Ma quella calma finta,

145Qual’in nube talor debil baleno

Cangia sembianze e le tempeste aduna,

Allor vidi scagliarsi ad una ad una

Nel sen nuove sventure, e i Cieli irati

Diffonder sovra me lumi fatali.

150Per colmarmi di mali

Mirai sovra il mio crin gl’influssi armati

Dei miei torbidi Fati

Dar fulmini alle stelle, e tutto l’Etra

Farsi sol per mio danno arco e farètra.

155Qual Filomena afflitta

Che da rustica man vede involarsi

Gli amati parti suoi, sospira e geme,

Tal io nel cuor trafitta

Lungi da’ cari figlj il pianto sparsi,

160Cui tiranno voler tolse alla speme;

Ma qual onda ch’altr’onda incalza e preme,

Succedendo a dolor nuovo dolore,

Ben presto a nuovo pianto apersi il ciglio:

D’un mio tenero figlio,

165Ch’era di questo sen parte migliore,

Morte recise il fiore,

E al materno dolor non fu concesso

Darli nel suo morir l’ultimo amplesso.

Volea ben l’alma forte

170Seguir l’orme del figlio e sulle sfere

Indivisa da lui posar le piante,

Ma, rifiuto di morte

Giacque sull’egre piume anco il volere,

Ch’a costringere il Ciel non è bastante.

175Chiedei pietà con pallido sembiante

A quelle man, nel cui poter commise

Colle ricchezze mie me stessa il Fato.

Ma nel misero stato

In cui posta m’avea, sì mi derise,

180Che volle in strane guise

Di quello che gli diedi ampio tesoro,

Negare a’ preghi miei debil ristoro.

Alla parte divina

Delle provvide leggi i voti offersi,

185E dal soglio di lei sperai sostegno.

E ben l’alta Regina,

Turbata in ascoltar quanto soffersi,

Fiammeggiò di pietate, arse di sdegno,

Nè l’orgoglio soffrì, nè il crudo ingegno

190Delle garrule turbe al ver nimiche:

La potenza schernì, spense la frode,

Ed io soccorso e lode

Ebbi per man dell’auree leggi amiche.

Spariro allor l’antiche

195E nuove pene, e per me allor giocondo

Sorrise il Fato e tornò bello il Mondo.

Quella Ruota suprema

Che i genii di fortuna a scherno prende,

E dell’uman poter sprezza le voglie,

200Quella che solo ha tema

Della Ragion cui d’ubbidire intende,

Dalla cui sacra mente il moto toglie;

Quella le mie speranze in sè raccoglie,

Ed io spero da lei l’intera pace;

205E ben scorge ch’io sono inerme e sola,

E quanto a me s’invola

Vede per man dell’altrui forza audace.

Benchè il mio labbro tace,

I miei danni comprende, e fia che segua

210Suoi giusti moti, onde sè stessa adegua.

Non perchè vesta il piede

I tragici coturni avvien, che sempre

Abbia la scena sanguinoso fine.

Spesso al dolor si vede

215Seguir la gioia, e con amiche tempre

Variarsi fra lor regno e confine:

Pria che la tarda età c’imbianchi il crine,

Con moderato cuore i dì godiamo,

E sien sparse d’obblìo le nostre cure.

220D’instabili sventure,

Come scherzi del Ciel, gioco prendiamo,

E se talor veggiamo

A vicine battaglie il campo aperto,

Pensiam, che dai cimenti ha vita il merto.

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Autor
Petronilla Paolini Massimi
Título
Spieghi le chiome irate
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-spieghi-le-chiome-irate--petronilla-paolini-massimi-88bd06
Cita recomendada
Petronilla Paolini Massimi, «Spieghi le chiome irate», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-spieghi-le-chiome-irate--petronilla-paolini-massimi-88bd06.html

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