S’io veggo il di, ch’i’ vinca me medesmo
per modo, che io lasci ogni lussura,
piú bene avrò, che l’uom, che rende usura,
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}4o che ’l giudeo quando piglia battesmo.
Ch’i’son ne l’anno terzo sessagesmo,
e talor pergo in si fatta bruttura;
onde mel tengo in gran disavventura,
8che dir non ne potrei pur el millesmo.
Ché gli occhi messagger del mio cor vago
mi mostrano or costei ed or colei,
11pungendomi coH’amarissim’ago.
Sonne contento, e pianger ne dovrei,
vedendomi annegare in questo lago;
14e mòro, trist’a me, gridando: — Oimei!