CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaGirolamo Fontanella

Girolamo Fontanella · Barroco

Pace a voi, pinti augelli

italiano

Pace a voi, pinti augelli,

delicate pianure, alme colline,

ombre fresche, erbe molli, aure divine,

solitari recessi opachi e belli,

alti monti, ime valli, orti fioriti,

rotte balze, erme rupi, antri romiti!

A voi lieto ritorno,

del mio povero aver contento e pago,

di silenzio e di pace amico e vago.

Deh, tumulto non sia dov’io soggiorno;

qui stia sepolto ogni mio lieto accento;

a la cittá non riportarlo, o vento.

Porti l’occhiuta Fama,

che d’applausi si pasce e d’alti fasti,

a l’orecchio civil pugne e contrasti:

chi, fra strepiti avvezzo, avido brama

del fiero Marte esaminar gli errori,

legga pugne, oda trombe, ami furori.

Ma chi, vago de’ boschi,

desia d’amica pace intender carmi,

meco venga tra’ colli e lasci l’armi:

qui, soletto fra rami ombrosi e foschi,

ove l’ombra cader serena io veggio,

riposato nel cor danzo e passeggio.

Poggio dal piano a l’erto,

e parmi ad ora ad or toccar le stelle

su le cime de’ monti altere e belle.

Pendo nel mio piacer dubbio ed incerto,

e dico, asceso in sí sublime loco:

— D’arrivar sopra il ciel mi resta poco. —

Ivi, mentre respiro,

fra due valli mi fermo ombrose e cupe.

Ove si sporge fuor diserta rupe,

sorger tempio devoto al ciel rimiro,

aula sacra di Dio, ch’infonde al petto

riverenza, stupor, téma e diletto.

Santo e romito stuolo,

ch’ha di cenere sparsa ispide vesti,

spira qui con silenzio aure celesti:

ricco di povertá, solingo e solo,

ha d’irsute ritorte il fianco avvolto,

scalzo il piè, rozzo il manto e magro il volto.

Aer sacro e sereno,

che di dolci pensier m’empie la mente,

ventilando di lá, spira sovente;

d’usignuoli selvaggi il loco è pieno,

ivi vengono e van gli augelli erranti;

ciascun, dubbio, non sai se pianga o canti.

In quel tempio sacrato

tuona concavo bronzo, alto e canoro,

che la sacra famiglia invita al coro:

non da fabbro mortal sembra formato,

ma d’angelica man, ché, mentre suona,

come lingua del ciel parla e ragiona.

Ben composto orticello

di spinosi roseti intorno cinto,

godo di vaghi fior smaltato e pinto;

poi, quando spunta il primo albor novello,

lascio le piume e per le siepi ombrose

di qua colgo e di lá fragole e rose.

Quante belle farfalle

vagabonde e dipinte aprono i voli,

e quanti arguti e queruli usignuoli

fan qui col canto lor sonar la valle!

Ride il campo ed olezza, e lieto in viso

ogni fior che germoglia apre un sorriso.

Qui porporeggia il melo,

lá giallo impallidisce il cedro antico,

e con lacero sen lagrima il fico;

di rubini la vite orna il suo stelo,

e di porpora e d’òr pendendo altero

miniata ha la scorza il pomo e ’l pero.

Alzo gli occhi bramoso,

spio tra’ rami le frutta e ’l braccio stendo,

e qual piú mi diletta avido io prendo:

poi vicino ad un lauro il dí riposo,

e per frutti gustar soavi tanto,

ho melata la lingua e dolce il canto.

Scorre l’ape soave,

e tanto i suoi susurri in aria ponno,

che mi stillano agli occhi un dolce sonno:

scende l’ombra da’ monti umida e gravi:

ecco stridulo il grillo, e in voci rotte

par ch’annunzi la pace e dica: — È notte. —

Odo a punto a quest’ora

semplicetto cantor d’incólte rime

il villanel, che le sue fiamme esprime;

tratta cava testugine canora,

e con rozzo cantar dolce e concorde,

porge grazia a le voci, alma a le corde.

A quel rustico accento

immerso in un sopor cupo e tenace,

prendo posa tranquilla e dolce pace;

poi de’ garruli augelli al bel concento,

salutando de l’alba il novo lampo,

gli occhi desto dal sonno e torno al campo.

Sotto i piedi l’erbetta

lagrimosa mi ride, e sono i pianti,

ch’ella sparge tra’ fior, perle e diamanti.

Febo, amico di pace, allor mi détta

mille belli pensier; Febo m’è scorta,

e m’inalza la mente e al ciel mi porta.

Qui, leggiadra Coreglia,

ove l’ombre piú dolci il monte serba,

meco il dí ti vorrei tra’ fiori e l’erba.

Ecco il lauro, ecco il mirto, ecco la teglia,

che fra mille d’amor zefiri ameni

mormorando ti chiama e dice: — Vieni. —

Vieni, o saggia Nerina,

pastorella gentil, musica ninfa,

ove giubila qui l’aura e la linfa.

Ma tu, nova fra noi musa divina,

degni fai di tue luci oneste e pure

altri colli, altre ripe, altre pianure.

Tu sotto il clima tosco,

bella italica Saffo, al mondo splendi,

e ’l tuo picciolo Serchio augusto rendi;

di civil maestá si veste il bosco,

qualor prendi la piva e mandi fuora

dal rubino spirante aura canora.

Mille pinti augelletti

odi intorno cantar dolci e lascivi,

ne le cortecce ove intagliando scrivi.

Riverisce il pastor gl’incisi detti,

e son tanto i caratteri soavi,

che l’ape corre e vi compone i favi.

Cangia l’empia fierezza

in costume gentil l’aspido sordo

e porge al tuo cantar l’orecchio ingordo;

e tanta dal tuo dir beve dolcezza,

ch’a l’armonia de la tua bella canna

il veleno ch’avea converte in manna.

L’aria in vista s’allegra,

dal tuo vago splendor resa tranquilla,

e rose e gigli il ciel piove e distilla;

e benché in spoglia vedovile e negra

apparisci colá, tosto al tuo viso

l’ombra in luce si cangia e ’l pianto in riso.

O beata campagna,

felice colle, avventuroso fiume,

che degni fai del tuo cortese lume!

Beato il Serchio ove irrigando bagna,

ché, nel suo molle e cristallino gelo

stampando il viso tuo, contiene il cielo.

Io di qua, dove seggio

or fra sacri silenzi ombroso e muto,

col cor t’inchino e col pensier saluto.

Da quest’occhi non vista io pur ti veggio.

Oh stupor non udito, oh strano gioco!

la tua luce non vedo e sento il foco.

Sigue explorando

Por su autor
Girolamo Fontanella · 33 piezas más en la casa
Dónde vive
La Biblioteca

← O piropo de' campiParadiso del mare →

Expediente

Autor
Girolamo Fontanella
Título
Pace a voi, pinti augelli
Lengua
italiano
Época
Barroco
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-pace-a-voi-pinti-augelli--girolamo-fontanella-1f0edd
Cita recomendada
Girolamo Fontanella, «Pace a voi, pinti augelli», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-pace-a-voi-pinti-augelli--girolamo-fontanella-1f0edd.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.