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PoetósferaLa BibliotecaBernardo Morando

Bernardo Morando · Barroco

O de le umane brame

italiano

O de le umane brame

la piú cieca e piú ria, brama de l’oro,

sacra, esecrabil fame,

che un fango vile usi chiamar tesoro;

che non fai? che non puoi?

qual non cede uman petto agli urti tuoi?

La vergine Atalanta,

non men ch’agil di piè, stabil di voglia,

di libertá si vanta,

ma un pomo d’òr di libertá la spoglia;

avida d’aureo nembo,

porge la bella Danae a Giove il grembo.

Per mercé d’auree armille

Tarpeia offre a’ sabini il gran Tarpeo,

e con mill’arti e mille

scossa da Brenno invano, al fin cadeo

per la mercede istessa

da l’òr piú che da l’armi Efeso oppressa.

Né sol cura sí vile

molle femineo seno abbatte e atterra,

ma con palma virile

vince i togati in pace, i duci in guerra,

e quasi dir potrei

che sforzano anco i doni uomini e dèi.

Ove l’òr folgoreggia,

ogni altro lume, ogni fulgor s’oscura;

virtú piú non lampeggia,

non piú splendor di nobiltá si cura.

Ben l’etá d’oro è questa,

se in pregio altro che l’oro oggi non resta.

Tu, di virtute amico,

che da vizio sí reo l’anima hai sciolta,

Puglia, di ciò ch’io dico

nuovo esempio verace in prova ascolta:

vedrai ch’a l’oro cede

nobiltade ed amor, virtude e fede.

Fiamma d’amor s’apprese

nel casto sen di duo leggiadri amanti;

una bella, un cortese,

ambo di sangue, ambo d’onor prestanti;

di pregi alti e gentili,

di costumi e d’etate ambo simili.

Alme piú belle e fide

non legò, non accese Amore unquanco,

né spogliato ei si vide

per piú bella cagion di strali il fianco:

giá con eguali affetti

una sol’alma e un cor tengon due petti.

Imeneo giá s’invita,

che stringa ai degni cor nodi piú degni;

quando serpicrinita

furia flegetontea turba i disegni

e, perché l’òr prevaglia,

quei che dá legge a lei con l’oro abbaglia.

D’oro e di gemme altero,

ei destina a la bella altro consorte,

di nazïon straniero,

di nome ignoto, inferior di sorte,

tale nel cui lignaggio

di chiara nobiltá non splende un raggio.

A lo splendor vetusto

d’alta stirpe gentil l’oro prevale;

per l’oro, oh cambio ingiusto!

amor, fede, valor ponsi in non cale;

di lei, ch’invan contende,

la libertate a prezzo d’òr si vende.

Stupido e mesto insieme

restò il fedele a la ria nuova acerba;

pianse sua verde speme

da l’altrui falce d’òr troncata in erba,

e con sospiri atroci

cosí fra sdegno e duol sparse le voci:

— Dunque, o bella e crudele,

cosí in fumo svanisce il nostro foco?

Dunque, del tuo fedele

la costanza e l’amor curi sí poco,

che perfida, incostante,

lasciar puoi me per vil straniero amante?

Perché di biondo peso

ei gravi ha l'arche e via piú grave il core,

fia da te vilipeso

un tesoro di fé che t’offre Amore?

Deh, per lo spregio indegno

ver’ te lo stesso Amor s’armi di sdegno!

Che tu d’amor non goda

col nuovo amante i frutti Amor permetta;

fame eterna vi roda

fra le mense d’amor per mia vendetta,

né i maritali cibi

a me dovuti il mio rival delibi.

Presso oggetto sí bello

si strugga in van, né il suo desio s’acchete;

ei, Tantalo novello,

in mezzo a sí bell’acque arda di sete

e tu, qual Mida avara,

non men qual Mida a star digiuna impara. —

Del buon fedel deluso

l'alte querele al terzo ciel saliro,

né fu il suo voto escluso,

ma il fin bramato i prieghi suoi sortîro;

ché al talamo disdetto

fu da Ciprigna avara ogni diletto.

Di gemme alti tesori

fan de la bella ’l portamento, adorno;

di sposerecci onori

tutta risplende alteramente intorno,

ma senza cibo alcuno

disperato Imeneo langue digiuno.

Tale al fin, qual partío,

lo sposo al patrio suol si riconduce,

e col primier desio

seco la bella invïolata adduce,

a cui dal fianco avvinto

Venere ancor non ha disciolto il cinto!

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Autor
Bernardo Morando
Título
O de le umane brame
Lengua
italiano
Época
Barroco
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-o-de-le-umane-brame--bernardo-morando-6aae04
Cita recomendada
Bernardo Morando, «O de le umane brame», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-o-de-le-umane-brame--bernardo-morando-6aae04.html

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