MEntre già sazio dalle piagge apriche
Tornava il gregge, e passo passo intorno
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}3L’ombre scendean dalle montagne antiche,
Diman, diceami Alfeo, col nuovo giorno
Nascerà l’Anno nuovo: or piaccia al Cielo
6Dartelo qual più vuoi di grazie adorno.
Io che credea, che col purpureo velo
L’Alba accogliesse il nobil parto, e il Sole
9Lo difendesse dalle nevi e il gelo;
Quando è più oscura la terrena Mole,
Ed a custodia delle bianche Agnelle
12Il fidissimo Can vegliar più suole,
In parte andai dove tra queste e quelle
Più basse collinette ergesi un monte,
15Atto a mirar più da vicin le stelle.
E della parte Orientale a fronte
Ferma, l’opra attendea del gran natale,
18Come uom ch’aspetti illustri cose, e conte.
Or quivi Asterio il buon Pastor, che vale
Tanto col disco e colla fromba, e tanto
21Sovra ogni uso mortal cantando sale,
Venne per l’orme mie pensoso, e intanto
Non s’era l’Aura mattutina ancora
24Desta; ed in dir così, sedemmi accanto
Fidalma, e qual desio ti trasse fuora
Della capanna in sì rimota parte,
27Pria ch’esca in Cielo la vermiglia Aurora?
Forse hai vaghezza di mirar quant’arte
Pose l’eterna infaticabil Mente
30In quei che noi chiamiam Saturno e Marte?
O qualch’altro pensier mesto e dolente
Ti toglie al sonno, onde la stanca salma
33Tutto il rigor della stagion non sente?
Amor non è: chè la tua gelid’alma
Amor non prova; o se lo prova, è solo
36Desio di gloria, avidità di palma.
Risposi allor: Come! non sai che il Polo
Sta per dar fuori l’anno nuovo? ed io
39Quì venni a vagheggiarne il primo volo.
Mel disse Alfeo quando passammo il rio,
E al picciol guado Fronimo divise
42Il numeroso suo dal gregge mio.
Asterio allor del mio pensier si rise,
E in parlar grave del novello giorno
45Soavemente a ragionar si mise:
Volgesi il Ciel con tante stelle intorno
All’ampia Terra, e la feconda, e muove
48Virtù, ch’empie di frondi il faggio e l’orno.
Nè perchè colassù Venere o Giove
Cangino aspetto, fia che il basso Mondo
51L’antichissime sue forme rinnuove.
Sempre hanno influsso placido e giocondo
Gli Astri; e per scusa dell’uman fallire
54Altri infausto lo crede, altri secondo.
Dal nostro or regolato, or reo desire
Pendon le sorti, e volontario è il danno,
57Che muove in petto nostro amore ed ire.
Nè creder tu, perchè risorga l’anno,
Che i primi ordini suoi muti Natura,
60Se il vero udii pur da color che sanno.
Questa, che al tempo instabile misura
Noi diamo, è come in picciol vetro accolta,
63Che in sè sempre si volge, arena impura.
Ei dalla prima memorabil volta,
Che sciolse i vanni, irreparabilmente
66Fugge, e il nostro pregar mai non ascolta.
Là nell’ampie Cittadi usa sovente
La sciocca turba a vil guadagno intesa
69Favoleggiar di lui per l’Uom potente.
Augura lieta ogni futura impresa,
E cuopre il cor sotto contrario manto,
72Conversa in lode la celata offesa.
Fidalma mia, quanto è diverso, oh quanto
Il nostro innocentissimo costume
75Da chi mutata ha la menzogna in vanto!
Le mense liete, e l’oziose piume
Con tanti vani titoli d’onore
78Han quasi tolto alla Ragione il lume.
Andiam, chè già del suo natio splendore
S’imbianca il Cielo, e muove il corso usato
81Il bel Pianeta che distingue l’ore.
Tu godi intanto il tuo felice stato.
E in ogni tempo il buon voler sia scorta
84A quanto cela a gli occhi nostri il Fato.
Ei d’alto regge il corso agli anni, e porta
Gli ordini eterni di colui che ha cura
87Di noi, ch’andiam per via smarrita e torta.
Goditi il Ben, che nella mente pura
Serve di sprone a miglior voglia, e sprezza
90Ciò ch’un affetto reo cangia in sventura.
Più volea dir l’altera mente, avvezza
A maggior cose, del Pastor felice,
93Tanto ebbe in grado allor la mia sciocchezza.
Or nella istessa forma a te predice,
Fidalma, il resto del comun viaggio:
96Che in ogni luogo, e in ogni erma pendice
Va lieto il Forte, ed è contento il Saggio.