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PoetósferaLa BibliotecaPetronilla Paolini Massimi

Petronilla Paolini Massimi · Ilustración

Mentre già sazio dalle piagge apriche

italiano

MEntre già sazio dalle piagge apriche

Tornava il gregge, e passo passo intorno

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}3L’ombre scendean dalle montagne antiche,

Diman, diceami Alfeo, col nuovo giorno

Nascerà l’Anno nuovo: or piaccia al Cielo

6Dartelo qual più vuoi di grazie adorno.

Io che credea, che col purpureo velo

L’Alba accogliesse il nobil parto, e il Sole

9Lo difendesse dalle nevi e il gelo;

Quando è più oscura la terrena Mole,

Ed a custodia delle bianche Agnelle

12Il fidissimo Can vegliar più suole,

In parte andai dove tra queste e quelle

Più basse collinette ergesi un monte,

15Atto a mirar più da vicin le stelle.

E della parte Orientale a fronte

Ferma, l’opra attendea del gran natale,

18Come uom ch’aspetti illustri cose, e conte.

Or quivi Asterio il buon Pastor, che vale

Tanto col disco e colla fromba, e tanto

21Sovra ogni uso mortal cantando sale,

Venne per l’orme mie pensoso, e intanto

Non s’era l’Aura mattutina ancora

24Desta; ed in dir così, sedemmi accanto

Fidalma, e qual desio ti trasse fuora

Della capanna in sì rimota parte,

27Pria ch’esca in Cielo la vermiglia Aurora?

Forse hai vaghezza di mirar quant’arte

Pose l’eterna infaticabil Mente

30In quei che noi chiamiam Saturno e Marte?

O qualch’altro pensier mesto e dolente

Ti toglie al sonno, onde la stanca salma

33Tutto il rigor della stagion non sente?

Amor non è: chè la tua gelid’alma

Amor non prova; o se lo prova, è solo

36Desio di gloria, avidità di palma.

Risposi allor: Come! non sai che il Polo

Sta per dar fuori l’anno nuovo? ed io

39Quì venni a vagheggiarne il primo volo.

Mel disse Alfeo quando passammo il rio,

E al picciol guado Fronimo divise

42Il numeroso suo dal gregge mio.

Asterio allor del mio pensier si rise,

E in parlar grave del novello giorno

45Soavemente a ragionar si mise:

Volgesi il Ciel con tante stelle intorno

All’ampia Terra, e la feconda, e muove

48Virtù, ch’empie di frondi il faggio e l’orno.

Nè perchè colassù Venere o Giove

Cangino aspetto, fia che il basso Mondo

51L’antichissime sue forme rinnuove.

Sempre hanno influsso placido e giocondo

Gli Astri; e per scusa dell’uman fallire

54Altri infausto lo crede, altri secondo.

Dal nostro or regolato, or reo desire

Pendon le sorti, e volontario è il danno,

57Che muove in petto nostro amore ed ire.

Nè creder tu, perchè risorga l’anno,

Che i primi ordini suoi muti Natura,

60Se il vero udii pur da color che sanno.

Questa, che al tempo instabile misura

Noi diamo, è come in picciol vetro accolta,

63Che in sè sempre si volge, arena impura.

Ei dalla prima memorabil volta,

Che sciolse i vanni, irreparabilmente

66Fugge, e il nostro pregar mai non ascolta.

Là nell’ampie Cittadi usa sovente

La sciocca turba a vil guadagno intesa

69Favoleggiar di lui per l’Uom potente.

Augura lieta ogni futura impresa,

E cuopre il cor sotto contrario manto,

72Conversa in lode la celata offesa.

Fidalma mia, quanto è diverso, oh quanto

Il nostro innocentissimo costume

75Da chi mutata ha la menzogna in vanto!

Le mense liete, e l’oziose piume

Con tanti vani titoli d’onore

78Han quasi tolto alla Ragione il lume.

Andiam, chè già del suo natio splendore

S’imbianca il Cielo, e muove il corso usato

81Il bel Pianeta che distingue l’ore.

Tu godi intanto il tuo felice stato.

E in ogni tempo il buon voler sia scorta

84A quanto cela a gli occhi nostri il Fato.

Ei d’alto regge il corso agli anni, e porta

Gli ordini eterni di colui che ha cura

87Di noi, ch’andiam per via smarrita e torta.

Goditi il Ben, che nella mente pura

Serve di sprone a miglior voglia, e sprezza

90Ciò ch’un affetto reo cangia in sventura.

Più volea dir l’altera mente, avvezza

A maggior cose, del Pastor felice,

93Tanto ebbe in grado allor la mia sciocchezza.

Or nella istessa forma a te predice,

Fidalma, il resto del comun viaggio:

96Che in ogni luogo, e in ogni erma pendice

Va lieto il Forte, ed è contento il Saggio.

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Autor
Petronilla Paolini Massimi
Título
Mentre già sazio dalle piagge apriche
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-mentre-gia-sazio-dalle-piagge-apriche--petronilla-paolini-massimi-ed0bd3
Cita recomendada
Petronilla Paolini Massimi, «Mentre già sazio dalle piagge apriche», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-mentre-gia-sazio-dalle-piagge-apriche--petronilla-paolini-massimi-ed0bd3.html

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