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Cino da Pistoia · Medieval

Lo gran disio, che mi stringe cotanto

italiano

Lo gran disìo, che mi stringe cotanto,

Di riveder la vostra gran beltate,

Mena spesse fïate

Gli occhi lontani in doloroso pianto:

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5E di dolore e angoscia è tal pietate,

Che Amor devrìe venir da qualche canto

A voi, per fare alquanto

Membrar di me la vostra nobiltate;

Poi ch’è secondo la sua voluntate;

10Sì che quasi nïente in me risiede,

Vien d’ogni tempo e riede

Lo spirto, donna mia, ove voi state:

E questo è quel ch’accende più ’l disìo

Che m’uccidrà, tardando il redir mio.

15Non so se Amor, per questa pietà sola,

In lei cangiato, a voi, madonna, vegna;

Chè pur ciò non m’insegna

Lo ’nnamorato spirito che vola.

Però con più dolor morte mi spegna:

20Ch’io fino; e voi credete a tal parola

Ch’è sì come una sola,

Che morto è quei cui ’l nome or vi disdegna.

Oh Dio!, che ’n vece della morta insegna

Qualche figura pinta in mio sembiante

25Poi v’apparisse avante!

Chè, quandunque di me pur vi sovvegna,

L’alma che sempre andrà seguendo Amore

Gioia n’avrà come fosse nel core.

Quanto mi fora ben sopra ogni cosa,

30Se voi doveste sopra ’l mio martìro

Far lo pietoso giro

De’ bei vostr’occhi là ’ve Amor si posa!

Chè, come ho sempre desto ’l mio sospiro,

Vi chiamerei, di selvaggia, pietosa.

35Per ciò ched amorosa

Per me chiamarvi avuto ho un desiro;

Ancor che quando in vostra beltà miro

Che fugge il saver nostro e quanto e come,

Selvaggia n’è 'l bel nome;

Nè fuor di sua proprïetà lo tiro,

S’ancor vo’ dir selvaggia, cioè strana

D’ogni pietà, di cui siete lontana.5

Ma poi che pur, lontan di voi vedere,

Lasso!, convien che di mia vista caggia

La vostra mente saggia,

E ’l core sempre men potrà valere;

Prego che quel disdegno più non aggia,10

Che nacque allor che cominciò apparere

In me sì come fere

Lo splendor bel che de’ vostr’occhi raggia;

Et ogni mal voler vêr me ritraggia,

Se, guardando, noioso a voi so’ stato;15

E non vi sia in disgrato

Se da me parte, chiamando Selvaggia,

L’anima mia ch’a voi servente viene:

Voi siete ’l suo desìo e lo suo bene.

Canzone, vanne così chiusa chiusa20

Entro in Pistoia a quel di Pietramala;

E giugni da quell’ala,

Dalla qual sai che ’l nostro signor usa;

Poi sì, se v’è ’l dritto segno. . . . . .

Guardami, come dèi, da cuor malvagio.25

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Autor
Cino da Pistoia
Título
Lo gran disio, che mi stringe cotanto
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-lo-gran-disio-che-mi-stringe-cotanto--cino-da-pistoia-076a91
Cita recomendada
Cino da Pistoia, «Lo gran disio, che mi stringe cotanto», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-lo-gran-disio-che-mi-stringe-cotanto--cino-da-pistoia-076a91.html

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