CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaGabriele Rossetti

Gabriele Rossetti · Romanticismo

La Visione (Rossetti)

italiano

Oh quai sogni mi rupper la calma

Fra i silenzi dell’alba tranquilla!

E quei sogni mi restan nell’alma

Come cifre d’antica sibilla;

E s’aggiran fra cifre sì astruse,

Le potenze dell’alma confuse.

Fra gli orrori di notte tacente

Iva l’ombra d’intorno fugando

Una croce di ferro rovente,

E la croce non era che un brando,

Che al cospetto di popoli aneli

Viaggiava pei campi de’ cieli.

Per quei campi migliaia di spettri

Vagolavan fra turbini oscuri,

E fra ’l cozzo di stili e di scettri

Strepitavan timballi e tamburi;

E fra ’l moto di stemmi e bandiere

S’alternavan minacce e preghiere.

Per l’immensa siderea contrada

Già quei suoni rombavan più forte,

Quando giunse la mistica spada,

E fu tutto silenzio di morte.

Ma nel mentre passava più presta

Una voce le disse: T’arresta!

Ver l’Italia la punta converse,

Qual cometa che allunghi la chioma;

Quella punta di sangue s’asperse,

E quel sangue stillava su Roma;

Ed il Tebro bollendo fumava

Qual Vesévo ch’erutti la lava.

E quel fumo per tutto si mesce,

L’ombra tetra rendendo più folta;

E quel fumo s’accresce, s’accresce,

Finchè Roma n’è tutta sepolta;

E due voci gridavan frattanto,

Fra i singhiozzi, fra gli urli, fra ’l pianto:

Scellerata, quel tempo s’affretta...

S’avvicina, malvagia, quel giorno... —

E vendetta, vendetta, vendetta,

Altre voci gridavan d’intorno;

Ed a cerchio gran popol di larve,

Come in vasto teatro, m’apparve.

Nelle file che m’eran davanti,

Per distanza men fosche, men brune,

Riconobbi due soli fra tanti,

Quai colossi fra gente comune,

Di Pistoia l’eccelso pastore,

E di Flora l’eterno cantore.

Ma la spada che ha forma di croce

Vien su Roma: n’esultan quei morti;

E più forte la disse la voce:

Qual bilancia ne pesa le sorti;

E ad un tratto, lontano, lontano,

Ricomparve la vindice mano.

E la spada che prima drizzata

Viaggiava pei ceruli campi,

In bilancia fu tosto cangiata

Sul cui fulcro strisciavano i lampi;

E la mano che a stender si venne

La bilancia pel fulcro sostenne.

Ondeggiavan le coppe malcerte

Ai due lati sospese nell’aria,

Ed entrambe m’apparver coperte

Di due tinte di tempra contraria;

Bianca l’una qual neve si fece,

L’altra nera da vincer la pece.

E la bianca nell’aria sorgendo

Si nascose fra nube fiammante,

E la nera con crollo tremendo

Più del piombo discese pesante:

A quel crollo che l’aria percosse

Roma tutta gemendo si scosse.

E vedevo le torri, i palagi

Come canne ch’ondeggiano ai venti;

E sentivo di giusti e malvagi

Meste preci, bestemmie frementi;

Poi sui campi coperti di fiori

Surse l’arco dai sette colori.

Vagheggiando quest’ultimo augurio

Presagisco futuro più mite,

Ed uscendo dall’umil tugurio

Risaluto le piagge fiorite.

Pria ch’io goda del chiaro mattino

Sulle soglie devoto m’inchino.

Tra i profumi di fiori novelli

Deh ti mesci, mia prece sincera!

Chi sa quanti dolenti fratelli

Stan facendo la stessa preghiera!

Ma dei voti dell’anime fide

La nemica d’Italia si ride.

Sigue explorando

Por su autor
Gabriele Rossetti · 4 piezas más en la casa
Dónde vive
La Biblioteca

← La Costituzione di NapoliO morte o libertà! →

Expediente

Autor
Gabriele Rossetti
Título
La Visione (Rossetti)
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-la-visione-rossetti--gabriele-rossetti-74c5af
Cita recomendada
Gabriele Rossetti, «La Visione (Rossetti)», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-la-visione-rossetti--gabriele-rossetti-74c5af.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.