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Pietro Metastasio · Ilustración

L'origine delle leggi

italiano

Quando ancor non ardiva il pino audace,

Grave di merci, dispiegare il volo

Sul mobil dorso d’Ocean fallace,

Era alle genti noto un lido solo,

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Nè certo segno i campi distinguea,

Nè curvo aratro rivolgeva il suolo.

Per gli antri, e per le selve ognun traea

Allor la vita, nè fra seta, o lane

Le sue ruvide membra raccogliea.

10Che non temeano ancor le membra umane

Il duro ghiaccio degli alpestri monti,

Nè i raggi, che cadean dal Sirio cane.

La pioggia, e ’l sol su le rugose fronti

Battean sovente, ma ’l disagio istesso

15Gli rendeva a soffrir stabili, e pronti.

A ciascun senza tema era concesso

Del medesimo tronco il cibo corre,

Ed estinguer la sete al fonte appresso.

Avvenne poi, che desiando porre

20Due sul frutto vicin l’adunca mano,

L’uno all’altro tentar la preda torre.

E quindi accesi di furore insano,

Con l’unghie pria si laceraro il volto,

Poi con l’armi irrigar di sangue il piano.

25Indi più d’un si vide insieme accolto

Solo per tema del potere altrui,

Cui fiero sdegno il freno avea disciolto.

Poi, per aprir ciascuno i sensi sui,

Con la lingua accennava il suo parere,

30Che fu il modo primiero offerto a lui.

Perchè sente ciascuno il suo potere,

Come il picciol fanciullo appena è nato,

Ne dimostra col dito il suo volere.

Scherza il torello alla sua madre a lato,

35Ed appena spuntarsi il corno sente,

Che a cozzar dallo sdegno è già portato.

Ed adulto l’augello immantinente

Se stesso affida ad inesperti vanni,

Ove il poter natura a lui consente.

40Poi volendo del ciel fuggire i danni,

Varie pelli alle membra s’adattorno;

Indi tessean di lane i rozzi panni.

E ciascun componendo il suo soggiorno,

Per sicurezza i lor tugurj uniti

45Cinser di fosse, e di muraglie intorno.

Ma perchè varie idee, varj appetiti

Volgono l’uom, perciò sempre fra loro

Erano semi di discordie, e liti.

Onde, per ritrovar pace, e ristoro,

50Fu d’uopo esser soggetti a patti tali,

Che del comun volere immago foro.

Così le varie menti de’ mortali

Dall’utile comun prendendo norma,

Resero tutti i lor desiri eguali

55Che in van tenta ridursi a certa forma

Corpo civil, se sol de’ propri affetti

Ogni stolto pensier seguita l’orma.

Anzi anch’a’ dotti, e nobili intelletti

Tant’è più necessario il giusto freno,

60Quant’han di variar maggiori oggetti.

Il saggio vive sol libero appieno,

Perchè del bene oprare il seme eterno

Dell’infinito trae dal vasto seno.

Egli discerne col suo lume interno,

65Che da una sola idea sorge, e dipende

Delle create cose il gran governo.

Il dotto è quel, che solo a gloria attende;

Qual è colui, che di Febeo furore

Tra l’alme Muse la sua mente accende.

70Ma il saggio è quel, che mai non cangia il core,

E sempre gode una tranquilla pace

In questo brieve trapassar dell’ore.

Egli è sol, ch’alle leggi non soggiace,

Perchè sol con le leggi egli conviene,

75E di quelle è compagno, e non seguace.

Ei le sue voglie a suo piacer trattiene,

E sciolto vola da mortale impero,

A cui legati ambizion ci tiene.

Egli è, che conducendo il suo pensiero

80Per lo cammin delle passate cose,

Mira delle future il corso intero.

Egli in se stesso ha sue ricchezze ascose,

Nè mai per voglia di grandezza umana,

Di se la guida alla fortuna espose.

85Ed egli è, che con mente accorta e sana

Le leggi incontra, e con la propria vita

Ogn’ingiuria da quelle anche allontana.

Come Socrate il saggio ognor n’addita,

Che per non violar le leggi sante

90Sparger si contentò l’anima ardita.

Ei fu, che avendo i cari amici avante,

Del suo giorno vital nel punto estremo,

Disse con voce debile, e tremante:

Amici, il mio morire io già non temo:

95Perocchè quanto accorcio il viver mio

Tanto allo spirto di prigione io scemo.

E questa mortal vita non desio,

Acciocchè l’alma del suo fango pura

Ritorni lieta allo splendor natio.

100Che in questa spoglia, che ’l goder ci fura,

Colui la propria vita ha più disteso,

Che non dai giorni il viver suo misura,

Ma da quel, che conobbe, ed ha compreso.

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Autor
Pietro Metastasio
Título
L'origine delle leggi
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-l-origine-delle-leggi--pietro-metastasio-f9def8
Cita recomendada
Pietro Metastasio, «L'origine delle leggi», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-l-origine-delle-leggi--pietro-metastasio-f9def8.html

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