Strofe I.
IO per me sento
Dolce del cuor conforto
Qualor bella virtù veggio trascorrere
Un mar di guai, nè disperar del porto;
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Che questo è del valor saldo argomento,
Saper percorrere
Con la speme del Ben l’ira de’ Mali,
saper come di volubil’ali
Armansi i Beni ancora;
10Nè gli uni e gli altri han piede
Sù ferma sede
Nè fanno eterna quì tra noi dimora.
Antistrofe I.
Prospere cose
Non empian dunque l’alma
15Di superbi pensier, di voglie indomite
Che può ben tosto imperversar la calma,
E nel porto destarsi onde orgogliose.
Il bene è fomite
Di più fiere talvolta aspre sventure,
20Nocchier; che l’acque si credea sicure,
Con fronte afflitta e mesta
Mira il battuto legno,
Cui mal può ingegno
Ritor dai flutti, e dalla rea tempesta.
Epodo I.
25I Duci eccelsi e i Regi
D’alti dispregi
Vedrai talvolta eredi,
Mite, ed aspro destino: un altro intanto
Sorge dal pianto,
30E splende in ricchi arredi.
Strofe II.
Così al pensiero
S’apre Licèo che insegna
Che ’l Mondo è d’opre e di costume instabile
Domani andrai cinto di lieta insegna,
35S’oggi il destin ti si mostrò severo:
Invarìabile
Nulla non è tra noi; e ’l Male e ’l Bene
Con alterne vicende or cede or viene,
Come vaga, incostante
40All’arenosa sponda
Incalza un’onda
L’altra, che lieve a lei volgeasi avante.
Antistrofe II.
Qual guerrier forte
Convien armarsi in campo
45Nella sorte felice e nell’asprissima;
Che l’una e l’altra è d’uman cuore inciampo
E nell’una e nell’altra vita e morte.
Benchè fierissima
Grandine scenda a flaggellargli il fianco
50Delle sue selve portator non stanco
Stassi Appennin frondoso;
E nel suo verde manto
Attende intanto
Di nuovo a’ danni suoi Borea nevoso.
Epodo II.
55Dunque nell’alma un tempio
Al chiaro esempio
Di natura erger voglio;
E diversi tra lor stringer non meno
Con giusto freno
60Vil timor, fiero orgoglio.
Strofe III.
Sotto le alpine
Nevi si stan sepolti
Semi, che al suolo gli Arator commisero:
Che dirai nel vedere i campi incolti
65Sotto il rigor delle gelate brine
Non dir, che misero
Sia quel terreno, ed infelici i solchi
Cui tanto i forti travagliar bifolchi
Con le dure armi loro;
70L’orrida neve e ’l gelo
Sott’aspro velo
Serbano asooso agli Arator tesoro.
Antistrofe III.
Cerere bella
Avrai sul crin ghirlanda
75Delle spighe, che ormai la falce chiedono:
Mira come biondeggia e qual tramanda
I suoi fulgidi rai messe novella,
Ahimè, si vedono
Orridi nembi, e per l’aerea chiostra
80Protervi ingiurìosi armansi in giostra;
Nè fa la vaga auretta,
Qual pria, cortesi inviti;
{Ma oltraggio aspetta
In sul fiorir dell’odorate viti.
Epodo III.
85O sieno i verdi colli
Floridi e molli,
Hai di temere cagione;
O se d’erbette e fior nuda la spiaggia,
L’aspra e selvaggia
90Sembianza un dì depone.