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Fazio degli Uberti · Medieval

Io guardo in fra l'erbette per li prati

italiano

Io guardo in fra l’erbette per li prati,

E veggio isvarïar di più colori

Gigli vïole e fiori

Per la virtù del sol che fuor li tira.

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5E son coperti i poggi, ove ch’io guati,

D’un verde che rallegra i vaghi cori;

E con soavi odori

Giunge l’orezzo che per l’aere spira;

E qual prende e qual mira

10Le rose che son nate in su la spina.

E così par che Amor per tutto rida.

Il disìo che mi guida

Però di consumarmi il cor non fina;

Nè farà mai; se non veggio quel viso

15Dal qual più tempo stato son diviso.

Veggo gli augelli a due a due volare

E l’un l’altro seguir fra gli arboscelli,

Con far nidi novelli,

Trattando con vaghezza lor natura.

20E sento ogni boschetto risonare

De’ dolci canti lor, che son sì belli

Che vivi spiritelli

Paion d’amor creati a la verdura;

Fuggita è la paura

25Del tempo che fu lor cotanto greve,

E così par ciascun viver contento.

Ma io, lasso!, tormento

E mi distruggo come al sol la neve;

Perchè lontan mi trovo dalla luce

30Che ogni sommo piacer da sè conduce.

Simil con simil per le folte selve

Si trovano i serpenti a suon di fischi;

In fino a’ basilischi

Seguon l’un l’altro con benigno affetto;

35E i gran dragoni e l’altre fere belve,

Che sono a riguardar sì pien di rischi,

Punti d’amor e mischi

D’un natural piacer prendon diletto.

E così par costretto

40Ogni animal che in su la terra è scorto

In questo allegro tempo a seguir gioia.

Sol io ho tanta noia

Che mille volte il dì son vivo e morto,

Secondo che mi sono o buoni o rei

45I subiti pensier ch’io fo per lei.

Surgono chiare e fresche le fontane

L’acqua spargendo giù per la campagna,

Che rinfrescando bagna

L’erbette i fiori e gli arbori che trova.

50E i pesci ch’eran chiusi per le tane

Fuggendo del gran verno la magagna,

A schiera e a compagna

Giuocan di sopra sì ch’altrui ne giova:

E così si rinnova

55Per tutto l’alto mare e per li fiumi

Fra loro un disìo dolce che gli appaga,

E la mia cruda piaga

Ogn’or crescendo par che mi consumi;

E farà sempre; fin che ’l dolce sguardo

60Non la risanerà d’un altro dardo.

Donne, donzelle e giovinette accorte

Rallegrando si vanno alle gran feste,

D’amor sì punte e deste

Che par ciascuna che d’amor s’appaghi;

65Et altre in gonnellette a punte corte

Giuocano all’ombra delle gran foreste,

Tanto leggiadre e preste

Qual soglion ninfe stare appresso i laghi;

E giovanetti vaghi

70Veggio seguire e donnear con loro,

E talora danzare a mano a mano.

Et io, lasso!, lontano

Da quella che parrebbe un sol tra loro,

Lei rimembrando tale allor divegno,

75Che pianger fo qual vede il mio contegno.

Canzone, assai dimostri apertamente

Come natura in questa primavera

Ogni animale e pianta fa gioire,

E ch’io son sol colui che la mia mente

80Porto vestita d’una veste nera

In segno di dolor e di martìre;

Poi conchiudi nel dire,

Che allor termineran queste mie pene

Che a occhio a occhio rivedrò il bel volto.

85Ma vanne omai! ch’io ti conforto bene,

Che a ciò non starò molto,

Se gran prigione o morte non mi tiene.

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Autor
Fazio degli Uberti
Título
Io guardo in fra l'erbette per li prati
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-io-guardo-in-fra-l-erbette-per-li-prati--fazio-degli-uberti-495260
Cita recomendada
Fazio degli Uberti, «Io guardo in fra l'erbette per li prati», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-io-guardo-in-fra-l-erbette-per-li-prati--fazio-degli-uberti-495260.html

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