Ed or qual volta del mio stato indegno
Sdegnoso a me l’antico me richieggio,
E i gran recinti a ricercar ne vegno,
Che fur di lui tant’anni albergo e seggio:
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Ahi che, qual va per desolato regno,
Più di quel che già fu nulla vi veggio,
E in van qualche memoria o qualche segno
A un cheto orror, che v’abita, ne chieggio.
Onde vegg’io ch’ei tutto in abbandono
10Gito è del mondo, e nulla più n’avanza
Se non dell’opre e del suo nome il suono;
E in questa spoglia, e in questa sua scordanza
Niuna parte di lui son’io, ma sono
Una confusion senza possanza.