DOve l’aria intorno ingombra
La ruina alta di Tito,
Pecorelle, all’ombra, all’ombra.
Non vi fan soave invito
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Di quest’archi i gran dirupi
Troppo avvezze al suol fiorito.
Ma ne’ Circhi eccelsi, e capi
Traggo voi per lor dispetto,
Qual se a voi traessi i lapi.
10Di quà piomba un maledetto
Aere, ohimè, che a chi ’l respira
Di velen corrompe il petto
Quinci Osmin sorbì la dira,
Che l’uccise, orribil Febre.
15Qual più giusta in Pastor’ira?
Ei la Mole à lui funèbre
Per mirar, degli occhi il nero
Nascondea nelle palpèbre.
E qual è, se a cerro intero
20Calta umil talor s’appresse,
Era accanto al Circo altero.
Sotto un’arco in piè s’eresse,
Nè giovargli i piedi in punta,
Che men’alto a lui paresse.
25Pietra a pietra han là congiunta
(Ei dicea) tai, che avean piuma
Come a tergo all’augel spunta.
Come finger si costuma
Di più Amor schiera festiva.
30Cui Pittor le spalle impiuma;
Così a volo al Ciel Uom giva
Con quei marmi al suol lontani
Dove appena il guardo arriva;
E quest’è, che oltre gli umani
35Nostri corsi eterno il grido
Diè di grandi ai gran Romani.
Del Fanciullo ai detti io rido
E in condurlo intorno a i sassi
Per piacergli, ohimè!, l’uccido:
40Ei movendo i suoi piè lassi
Poco l’uno all’altro innante
A contar non basta i passi.
Gli pareva, in scior le piante
Dal principio alfia degli archi,
45Men dal Tebro il Ren distante.
Mandre mie, per voi si varchi
Su que’ marmi a pascer l’erbe
Che d’Eroi si veder carchi.
Dalle volte atre e superbe
50Sbarbicate ortiche e spine
Colle bocche a i germi acerbe;
E insultando alle ruine
Con lodarne i vasti avanzi,
Fate urlar l’Ombre latine
55Che per voi si balli, e danzi
Ve de’ Regni, in quel Ritondo,
A i destin si pensò dianzi;
E da cima al pian profondo
Nel mirar giuochi di guerra,
60Meditarsi i lacci al Mondo.
Curj e Fabi, ed altri or terra
Freman pur, che qui trionfi
Greggia vil, che salta ed erra
Deve un tempo invitti e gonfii
65Gran Provincie entro i pensieri
Prepararo ai lor trionfi.
Scuoterei pur volentieri,
Se foss’io qual Ercol forte,
Le colonne, e gli archi alteri.
70Sì crollando e, basi e porte,
Del fanciul chiara ai Nipoti
Per vendetta andria la morte
Ne’ venturi anni remoti
Pii chiamarsi a fronte a noi
75S’udirìan Vandali e Goti.
Ira mia, ma tu nol puoi:
Ma pur anche il duol mi sgombra
Quel pensar, che almen lo vuoi.
Dove l’aria intorno ingombra.
80La ruina alta di Tito,
Pecorelle, all’ombra, all’ombra.