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Antonio Muscettola · Barroco

Dall'ondoso ocean l'asse stellato

italiano

Dall’ondoso ocean l’asse stellato

trasse la notte. Or delle cure il pondo

deposto avendo omai, gode beato

alto silenzio taciturno il mondo.

Sparse d’alto sopor premono il suolo

degli antri cavi le romite belve;

né sa de’ venti il temerario stuolo

chiamar feroce a sibilar le selve.

Della cerulea Dori il popol muto

posa le membra entro l’algoso nido,

e ’n tranquilla quïete il mar canuto

inchina i flutti a riposar sul lido.

Io sol non poso. L’amorose cure

né men porgono a me sonni interrotti;

sicché, vagando in fra vigilie dure,

sono secoli a me tutte le notti.

Non giova a me di melibei murici

stender su l’ebre lane il corpo stanco,

se mi sembrano ognor gli ostri fenici

colmi di spine a lacerarmi il fianco.

Tentai che fusser tomba al mio dolore

d’indomito Lieo tazze spumanti;

ma del Vesuvio il prezïoso umore

tosto dal duol fu convertito in pianti.

E pur del pianto mio l’onde cadenti

un cor di sasso intenerir non sanno,

e gli ardenti sospir, scherzo dei venti,

per lo vano del ciel dispersi vanno.

Oh quante volte fra’ notturni orrori

inghirlandai le dispietate soglie;

ma, per mio mal, quegl’intrecciati fiori

giá non fruttâro al tristo cor che doglie.

Deh, tu, possente domator de’ mali,

ozio dell’alme e regnator di Lete,

dal ciel movendo rugiadose l’ali

all’agitato cor reca quïete.

Giá non chiegg’io che dalle fosche piume

sparga tutto il sopor nel petto mio;

pago sarò se l’uno e l’altro lume

toccherá, tua mercé, stilla d’oblio.

Dalle tempeste de’ pensier mordaci

l’animo lasso è per restare assorto;

ma, se tu vieni a me, fra dolci paci

ritroverá nelle tue braccia il porto.

Benché di neri stami a’ giorni miei

componessero il fil perfidi fati,

per te, placido dio fra gli altri dèi,

non dissimil sarò da’ piú beati.

Tu, delle menti languide ristoro,

della figlia di Temi inclito figlio,

se ingiusto è il male onde penando io moro,

porgi i tuoi lacci a l’uno e l’altro ciglio.

Se nell’attica terra altar famoso

con l’ardalide muse unito avesti,

la tua destra gentil grato riposo

ad un seguace delle muse appresti;

ch’io di vin coronando ampi cristalli

al nume tuo gli offerirò divoto;

poi di vegghianti e strepitosi galli

un’ecatombe svenerotti in voto.

Farò ch’a gloria tua piova su l’are

di papaveri molli un largo nembo,

ed avverrá che da’ miei preghi impare

la bella Pasitea d’accòrti in grembo.

Su vieni, o sonno, e ’l tuo favor m’apporte

contro al tiranno amor pietosa aita.

Vientene, o sonno, e per beata sorte

dal fratel della morte abbia io la vita.

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Autor
Antonio Muscettola
Título
Dall'ondoso ocean l'asse stellato
Lengua
italiano
Época
Barroco
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-dall-ondoso-ocean-l-asse-stellato--antonio-muscettola-3b4423
Cita recomendada
Antonio Muscettola, «Dall'ondoso ocean l'asse stellato», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-dall-ondoso-ocean-l-asse-stellato--antonio-muscettola-3b4423.html

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