Chiudeva i vaghi lumi in dolce obblìo
Quel, che dà legge agli astri, e imper’ai venti,
Tacean l’aure d’intorno, e i molti argenti
Teneva immoti ossequioso il Rio.
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Nel silenzio commun volea sol’io
Al Fanciullo formar nenie innocenti,
Ma d’un profano stil rime dolenti
Potean turbare il sonno al nato Dio:
Quando, o Fidanna, udii quell’amoroso
10Tuo canto del celeste esempio e norma,
Ch’al Bambin lusingava il bel riposo.
Segui a cantare: e se per l’Uom riforma
Quel sonno d’Eva il male, in suon pietoso
Donna più saggia canti, acciocch’ei dorma.