CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaCiro di Pers

Ciro di Pers · Barroco

Celeste dono è la beltà, che scende

italiano

Celeste dono è la beltá, che scende

ad invaghir qua giú l’umane menti

de’ beni eterni, e a sollevarle al cielo;

chiare faville accende

ne’ foschi cori e co’ suoi raggi ardenti

sgombra de’ pigri affetti il lento gelo;

sotto un leggiadro velo,

vie piú ch’all’occhio, all’intelletto scopre

di lavoro divin mirabil opre.

Ma non sempre ella suol ne’ regi tetti

covar tra gli ostri e riccamente adorna

sfidar le gemme in paragone e gli ori;

ché d’ameni boschetti

spesso a l’ombra riposta anco soggiorna,

e d’un prato ridente emula i fiori.

Quivi ne’ freschi umori

d’un puro fonticel si specchia e lava,

e co’ fregi dell’erba i crini aggrava.

Fan di gemme inaspriti aurei monili,

d’argentei scherzi varïati manti,

pompa non di beltá, ma di ricchezza;

son degli avi gentili

l’alte memorie e i celebrati vanti,

fregi di nobiltá, non di bellezza:

ch’ella per sé s’apprezza

e si brama per tutto ove si vede,

e cieco è quei ch’altra ragion ne chiede.

Ma cieco e stolto è quegli ancor che l’ama

solo in un loco, e se la mira altrove

o non la riconosce o non la cura.

Chi la bellezza brama,

la brama sempre in ogn’oggetto, e dove

la scorge ivi d’unirsi a lei procura.

Animata pittura,

ell’è di Dio ritratto; io stimo un empio

chi la vuol adorar solo in un tempio.

Quegli che non ha cor d’amar capace

l’universal bellezza, ama e desia

la bellezza di Filli o di Nigella;

quindi non trova pace

co’ suoi meschini affetti; erra e travia,

mentre la luce vuol sol d’una stella,

che se splende rubella

a le sue voglie, infra gli orrori immensi

ei non ha scorta al travïar de’ sensi.

Sol una è la beltá che ’l divo lume

in piú corpi diffonde, e quasi Sole

a molte stelle i raggi suoi comparte;

ond’è stolto costume

di chi solo in un volto amar ne vuole

con povero desio picciola parte.

Volgi l’antiche carte

e sovente vedrai lo stesso Giove

in nuovi oggetti amar vaghezze nove.

Tu, saggio Andrea, che non restringi il core

fra l’angustie d’un viso, e a’ desir vasti

una sola speranza ésca non fai;

per te non trova amore

entro due sole luci ardor che basti,

e i lacci d’un sol crin non sono assai.

Quindi è che tu ben vai

col libero pensier per varie forme

de l’unica beltá tracciando l’orme.

Quind’è ch’or la capanna ed or la reggia

ti vede amante a vagheggiare intento

una sola bellezza in molte belle;

né creder giá ch’io deggia

dannare il tuo consiglio; anch’io mi pento

che non presi a cercar altre facelle,

tosto che le due stelle,

che m’allettaron pria, mostrârsi avverse

e fèro orgoglio il mio sperar disperse.

Sciocco Tantalo er’io, che ’n mezzo l'acque

dura sete soffria, perché volea

sol di fonte lontana onda interdetta.

La beltá che mi piacque,

mentre mal saggio fui, solo in Nicea,

or dovunque la miro ivi m’alletta.

Due begli occhi ha Lisetta

ed ha Clori un bel sen di vivi avori:

di Lisetta amo gli occhi e ’l sen di Clori.

Sigue explorando

Por su autor
Ciro di Pers · 27 piezas más en la casa
Dónde vive
La Biblioteca

← Bianca tra bianche spoglie era NiceaChi mi toglie a me stesso? →

Expediente

Autor
Ciro di Pers
Título
Celeste dono è la beltà, che scende
Lengua
italiano
Época
Barroco
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-celeste-dono-e-la-belta-che-scende--ciro-di-pers-bd81e0
Cita recomendada
Ciro di Pers, «Celeste dono è la beltà, che scende», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-celeste-dono-e-la-belta-che-scende--ciro-di-pers-bd81e0.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.