Ben lo diss’io, che da feconda stella
Scendeva, illustri Sposi, il vostro amore:
Non parla in van col suo presago ardore
Qualor ne’ labbri miei Febo favella.
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Ecco la prole avventurosa e bella,
Che la madre imitando e ’l genitore,
Porta nel volto, e chiuderà nel cuore
L’ardir di questo, e la beltà di quella.
Già l’Italia d’Eroi nutrice e madre
10La finge adulta, e in marzial periglio
Pugnarla vede, e regolar le squadre;
Nè sa dir, se con l’armi e col consiglio
Doni più gloria a sì gran figlio il padre,
O più ne renda a sì gran padre il figlio.