Se tra’ pochi mortali a cui negli anni
Che mi fuggîr fui caro, alcun ti chiede
Novella d’Ugo (chè il tacerne, troppo
Indegno fora all’amor nostro, o Monti),
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Rispondi: in terra che non apre il seno
Docile a’ rai del sole onnipotenti
Passa la vita sua colma d’oblio:
Doma il destriero a galoppar per l’onde;
Sulle rocce piccarde aguzza il brando,
10E navigando l’oceán cogli occhi,
D’Anglia le minacciate alpi saluta.
M’udrai felice benedir, m’udrai
Commiserar: tu fammi lieto a’ lieti,
Dolente a’ dolorosi. Ognun sé pasce
15Del parer suo. Qual io mi viva, solo
Tu l’odi; e dove coronato libi
Al genio e all’ira d’Alighieri, il canto
Pedestre mio, cortese ospite, accogli.
Non te desio propizïante all’ara
20Della possanza in mio favor, nè chiedo
Vino al mio desco, o i tuoi plausi al mio verso;
Ma cor che il fuggitivo Ugo accompagni
Ove fortuna il mena aspra di guai.
Mi mentirà così, Vincenzo, quella
25Che in molti uomini lèssi e in pochi libri
(Poich’io cultor di pochi libri vivo)
Aurea sentenza: amico unico è l’oro.