I
A rei serbata in solitaria parte
Una mole sorgea squallida e tetra,
Da cui non prece, non ingegno, od arte
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}4Mai la perduta libertà t’impetra.
Vi ha stanza il lutto, e forza è addolorarte,
Rimirando siccome un’aspra pietra
Sia duro letto al prigionier dolente,
8Il cui pianto, i cui lagni alcun non sente.
II
In questa solitudine di morte,
Opra di fero Imperador, vivea
Avvinto il piè di barbare ritorte
12Quei che da Cristo ogni poter tenea:
Ma pianto non versava il vero forte,
Che in lui soltanto ogni sua speme avea,
E dove il vizio, ed il misfatto è ignoto.
16Tornan gli sdegni de’ tiranni a vuoto.
III
Signor, che della terra il fren correggi,
Cui servono le spere, e gli elemenți,
Di cui le sante immacolate leggi
20Schiusero il cielo ai popoli redenti,
Tu che nel fondo del mio cuor ben leggi,
Tu che mediti e compi i grandi eventi
Da quelli, ove risiedi eterni giri
24Intendi alle mie preci, a’ miei sospiri.
IV
Tempo verrà, tu mi dicevi e il santo
Parlar scendeva dolcemente al core;
Tempo verrà che il servil giogo infranto
28Più regno non avran colpa, ed orrore,
Nè invan Maria versando amaro pianto
Mirava afflitta il figlio suo, che muore,
Nè invan tu stesso con divin consiglio,
32Festi di tutto il sangue il suol vermiglio.
V
Della Fede immortal sotto il vessillo
Tu riprendevi, io lo rammento ancora,
Il vivere trarrà lieto, e tranquillo
36Chi fra l’ombre del falso il vizio adora,
E di sua tromba al generoso squillo
Fian volti al vero i più ritrosi allora.
A che più tardi? La promessa adempi,
40Sorgano alfin della tua gloria i tempi.
VI
Così pregava, e rapide su l’ale
Volavano le preci innanzi a Dio,
Le accoglieva quel sommo, e in sua regale
44Clemenza sorrideva all’uomo pio,
E a un Angelo dicea, sostieni il frale
Vigor del servo, e già discepol mio;
Cadano i ceppi infranti, e all’orbe insegni,
48Che pendono da me le genti, e i regni.
VII
Tacque, e repente l’immortal Cherube,
Che di beltate ha sovra gli astri il vanto,
Obbedïente a lui, che al tutto jube,
52Lasciava il regno dell’eterno canto,
E rapido scendea di nube in nube
Raccolti i vanni, e stretto al fianco il manto;
Che men veloce è stral spinto dall’arco
56Contro belva inseguita attesa al varco.
VIII
Si scosse il suolo, d’improvvisa luce
L’angusto si allegrò carcere oscuro,
E l’Angelo, di Pier fattosi duce,
60Fra cento armati il precedea sicuro,
E vien, dicea quel divo; e indarno il truce
Erode frema: omai sappi il futuro;
Iddio Te vuole pien di sacro zelo
64Banditor della Fede, e del Vangelo.
IX
Tu sarai primo, che su ferma pietra
La Chiesa fonderai, chiesa immortale,
E all’opra arrideranno il suolo, e l’etra
68Che stuol celeste coprirà dell’ale,
Daratti il Divo Amor quella faretra
Di cui piaga sì dolce ogni aureo strale,
E, tua mercede, col favor superno
72Invan nuov’armi brandirà l’inferno.
X
Disse, e siccome fra l’orror notturno
Striscia un lampo, che rapido s’invola,
Tal l’Angelo disparve, e il taciturno
76Pier sovra gli astri in suo desìo già vola,
Ma ripensando ai dì lieti, che furno
Del Maestro Divin spesi alla scuola,
Movea, tutto ripien di quel pensiero
80A dettar leggi all’Universo intero.