Morte villana, di pietà nimica,
Di dolor madre antica,
Giudicio incontestabile, gravoso,
Poi c’hai data materia al cor doglioso
Ond’io vada pensoso,
Di te biasmar la lingua s’affatica.
E se di grazia ti vo’ far mendica,
Convenesi ch’io dica
Lo tuo fallir, d’ogni torto tortoso;
Non però che alla gente sia nascoso,
Ma per farne cruccioso
Chi d’Amor per innanzi si nutrica.
Dal secolo hai partita cortesia,
E, ciò che ’n donna è da pregiar, virtute
In gaia gioventute:
Distrutta hai l’amorosa leggiadria.
Più non vo’ discovrir qual donna sia,
Che per le proprietà sue conosciute:
Chi non merta salute,
Non speri mai d’aver sua compagnia.