CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaFranco Sacchetti

Franco Sacchetti · Medieval

Volpe superba viziosa e falsa

italiano

Volpe superba vizïosa e falsa,

Ingrata disdegnosa et ignorante,

Come ti vedi avante

Venir in contro il iudicio superno!

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Il tuo poder che già fu in acqua salsa

Perdesti, per voler signoreggiante

Essere al soprastante.

In mar comun, se ben nel cor discerno,

Tu non temevi a pena il re eterno,

10Sì ti parea sovr’ogn’altra esser grande:

Ma alla Meloria avesti tal vivande,

Che mai non fosti più in acqua donna.

Volevi esser colonna,

Per ristorarti poi, di terra ferma;

15E non considerando alla tua possa

Nè quanto eri inferma,

Se’ giunta in parte con la tua arroganza,

Che tu non potrà’ dir quel che t’avanza.

Una due volte e tre e quattro offesi,

20Essendo più possenti, hanno sofferto

I tuo’ nemici; certo,

Siccome saggi, per aver ragione,

E per non essere al tuo mal accesi,

E per non dare a te quel ch’era merto,

25Il lor pensier coverto

È stato in sino all’ultima cagione.

Per fuggir di ciascun la riprensione,

Mossi si sono allor che l’alto regno

In verso te ha dato fermo segno.

30Però che tu se’ peggio che pagana,

Fuor di natura umana

Invidïosa rea di mal talento;

Che per vedere il secol tutto a fondo

Sofresti aver tormento;

35Scacciando ognun che t’ha tenuto in pace

E ritenendo qual più ti disface.

In fiero orgoglio già ti fe venire

Vittoria alcuna che avesti in terra;

E, volendo far guerra,

40Contr’al dovere ogn’ora ti movesti.

Ingrata a Dio, sanza umiltà sentire,

Non conoscendo, al ben facesti serra:

Ma ’l mal che ’n te s’afferra

T’ha pur guidato a far che tu ti desti.

45Gli spirti tuo’ crudeli e tanto infesti

Contro a color che ti facean possente

Ti faranno tornare ancor a mente

Per che più ch’altri amar dovevi loro:

Tu sai ch’ogni tesoro,

50O misera, per loro a te venìa.

Sanza occhi sanza mente se’ venuta

Al mal che in te si cria,

Sempre rompendo lealtate e fede,

Fera diversa e fuor d’ogni merzede.

55 Quel che t’avvenne pensa che non move

Se non d’alta giustizia che t’infonde.

Deh sâmi tu dir onde

Quel da Postierla mandasti a Melano?

Come di sopra a te fuoco non piove!

60Ugolin Conte ancora non s’asconde

E l’altre vite immonde

Pargole ed innocenti, che con vano

Pensier di tradimento sì tostàno

Festi con crudeltà venire a morte,

65Ed altre cose ancor ch’io non t’ho scorte

Sì come quella che di Tolomeo

Nascesti, o Gan ti feo.

Ma s’tu conosci l’aspra disciplina

La qual ti dà colui che tutto regge,

70E la mortal ruina,

Tu puo’ veder venirti a piggior punto

Che Troia Tebe Corinto o Sagunto.

Non credevi già mai che tuo terreno

Dagli nimici fosse sì percosso,

75Che l’Arnonico fosso

Da tutti ti faceva star sicura:

Ma tal fortezza ben si venne meno.

Quando vedesti l’esercito mosso

Già per correrti a dosso,

80Quel trapassando, verso le tue mura,

Per non voler aver piggior ventura,

Tua gente arse fortezze e rifuggiro.

Po’ ti seguì maggior doglia e martìro:

In su le porte i palii ti fur corsi.

85Assaggia questi morsi;

Spècchiati alquanto verso la Valdera

Nell’alte ville ancora attorno attorno;

E vattene a rivera,

E guarda le galee quel che le fanno,

90E come le catene al porto stanno.

Levar ti dèi dalla mente superba,

Imaginando te esser su ’l lito;

Et al tempo già ito,

Et a quel ch’è, e qual tuo legno vedi.

95Chi t’ha su ’l mare or dato doglia acerba,

Tal che navilio alcun non ha suo sito?

Con quale ha’ tu ferito

O con qual dimostrato hai tuo’ rimedi?

Fama risuona che rifar ti credi

100Avendo appoggio di signor lombardo.

Ma s’è colui che io credo e riguardo,

Egli ha più che non vuol can alla coda

Che ’l tengon su la proda

A far difesa di sua signorìa:

105E se pur fosse, egli è tal qual bisogna

A domar tua follìa.

Disfar credendo altrui te disfarai,

E te istessa con te punirai.

Ma le due chiavi nel campo vermiglio

110Con l’aquila col carro e con la scala

Fan che tua speme cala

In quel disïo che più ti nutrica.

Stringer ti credi, e non haï artiglio;

E volar vuogli sanza nessuna ala.

115Questo a fine mala

Te metterà e qualunque t’amica:

Tal fa il laccio che spesso l’intrica.

I’ ti dico: Tapina, guarda, guarda!

Esce di pietra buona la bombarda,

120Che t’ha menato e mena a scuro calle.

Tu non se’ ancora a valle

Là dove deggi andar vie più amara.

Non è discordia a struggerti alcuna

Nell’alta città cara:

125Ma tutti in uno animo e talento

Vuol ch’ogni nome tuo divenga spento.

Canzon, tu puo’ cantar per l’universo

Che di Fiorenza valorosa parli,

La qual contro al diverso

130Popol di Pisa nel sessantadue

Si mosse per punir l’opere sue.

Sigue explorando

Por su autor
Franco Sacchetti · 41 piezas más en la casa
Dónde vive
La Biblioteca

← Verso la vaga tramontana è gita

Expediente

Autor
Franco Sacchetti
Título
Volpe superba viziosa e falsa
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-volpe-superba-viziosa-e-falsa--franco-sacchetti-737df5
Cita recomendada
Franco Sacchetti, «Volpe superba viziosa e falsa», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-volpe-superba-viziosa-e-falsa--franco-sacchetti-737df5.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.