Voi, che portate de mia vita luce
nel viso chiar’col piacevele aspetto,
e non vedete me vostro soggetto,
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}4ch’Amor per voi a la morte conduce;
poi ch’el toccar da me fugg’e desduce,
e del parlarvi sòffero ’l difetto,
deh non siat’aspre a mostrami’ el cospetto,
8che raggio di salute al cuor traluce.
Per lo qua! a mirar si spesso vegno:
e, voi celandol, divento terreno,
11e sempre ’l tristo spirto piú vieti meno.
Vergogna nel venir non ha, né freno,
ben ch’altre parie o me dimostre in segno:
14m’è pur maggior la pena, ch’io sostegno.
Dinanzie a sua figura tu sie messo,
sonetto mio, vicario di me stesso.