Bello è celarsi dell’amica terra
In grembo.
Piacque a mortali e più alle Muse piacque
Crantore, nè vecchiezza ebbe in cospetto.
O terra, e tu accorrai l’uom sacro estinto
Ond’ivi, in pace, lietamente ei vìva.
Ohimè! — Ma quale ohimè? — Cose mortali
Abbiam patito.
Dubbia e l’alma se te, preclara stirpe
Amor, te dica, o primo degli eterni
Numi, e di quanti generaron figli
Sotto l’ampio Oceano in cupi gorghi
L’Erebo, fin tempo, e la regina Notte;
O te della sagace Citerea
Figlio; o te della Terra; o te dei Venti.
Tu istabil rechi all’uomo i beni e i mali,
E il tuo corpo è di duplice natura.
E te innondava, o Crantore, il più crudo
Morbo, e così di Pluto al negro abisso,
Scendesti; e certo ora colà ti godi!
Ma vedova restò de’ tuoi sermoni
E l’Accademia e la tua patria Soli.