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PoetósferaLa BibliotecaVittoria Aganoor

Vittoria Aganoor · Modernismo

Vespero d'aprile

italiano

Vanno per l’aria in un clamor di gioia

le rondini. Che dolce ora! Il volume,

che attende aperto sui ginocchi, ha un brivido

come d’ebbrezza, e volgonsi da sole

le pagine viventi

quasi con ritmi lenti

di sommesse parole.

Ascolto e intendo. Da che lunghi giorni,

o brezza, io t’aspettavo! ora tu giungi

come un tempo, recando i freschi odori,

gli audaci inviti, e gl’inni e il riso eterno

d’aprile; ma che giova

quest’allegrezza nova

se nel core ho l’inverno! —

— «Ignoro chi tu sii; le andate ignoro

gioie che piangi. Se carezzo e bacio,

non io farlo vorrei, nè indago i sogni

di voi mortali. Come voi costretta

ad obbedir l’ignoto,

canto e passo nel vuoto

avida di vendetta.» —

O triste brezza! passa pur ma taci,

taci il segreto e all’anima consenti

il sogno. Troppo ci ammaestra il vero

col suo sottile roditor veleno!

dolce all’oppressa mente

pensarti un’innocente

figlia del ciel sereno.

— «Blandire, sugger le fragranze, e l’ali

delle farfalle sostener, m’è grave

tedio; più grave il non veder compresa

la mia pena. Si sveli oggi il mio duro

fato, e nessuno ignori

che se m’amano i fiori

non li amo io nè li curo.

Vorrei... Vorrei, libera e forte, il volo

possedere del vento, e l’alte chiome

squassar dei cerri e svellere le immani

querci, e dell’alpi inabissar le intente

fronti superbe; anch’io

esser demone o Dio,

conscia, grande, volente!» —

— «Chi m’invidia laggiù? stanco, le selve

corro pur sempre e gl’imprecanti mari,

per quel voler che, ignoto, mi s’impone;

cader mi veggo le valanghe innanti,

ville ingoiar le frane,

seppellir carovane

le sabbie turbinanti,

e non val che mi colga una profonda

pietà; m’incalza un crudel furore

sempre il destino e la rovina, ovunque

movo, mi segue. Quale spirto ignavo

invidia la mia sorte?

Non son io, perchè forte,

più misero e più schiavo?» —

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Manda il tramonto un ultimo bagliore

come d’incendio e tutto poi si vela

e posa. Io chiudo il mio volume, e guardo

lassù, la volta mistica, la bella

sfinge azzurra, ove mite

alle querele ardite,

ride la prima stella.

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Expediente

Autor
Vittoria Aganoor
Título
Vespero d'aprile
Lengua
italiano
Época
Modernismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-vespero-d-aprile--vittoria-aganoor-ab0767
Cita recomendada
Vittoria Aganoor, «Vespero d'aprile», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-vespero-d-aprile--vittoria-aganoor-ab0767.html

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