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PoetósferaLa BibliotecaBernardo Accolti

Bernardo Accolti · Renacimiento

Verginia — Strambotti

italiano

Strambotti acutissimi del preclarissimo Messer Bernardo

Aretino per diversi suggietti composti, & primo

Epitaphio ammirabile di Medea, quando

per amore & sdegno amazzo i

figliuoli & se medesima.

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Da ’l morto padre, l’agitato Oreste,

Che del sangue materno el terren tinse,

L’esterrefatta madre apri la veste

Che gia le membra infortunate cinse,

Et disse al figlio con parole meste,

Quando per darli morte el ferro strinse,

Qual prima o ’l petto, o ’l ventre ferirai?

L’un ti nutri, ne l’altro ti portai;

Prima che i duri ferri insanguinate

Di Giove udite la figlia meschina,

Habbimi el verno l’un, l’altro l’estate,

Et sia de duo Rè sposa una Regina;

Se non, in me le giuste armi voltate,

Che di Asia, & d’Europa son ruina;

Et se pure in battaglia el ciel vi chiama

Sia senza sangue, & vinca chi piu m’ama;

Gridando Collatin con pena & doglia

Lascia casta Lucretia ogni dolore.

Che non è colpa ove non è la voglia,

Et se ’l corpo hai corrotto hai casto el core:

Rispose lei co’l sangue mio si toglia

La macchia, & sia redento el perso honore,

Non pensar piu a me, pensa al tuo danno,

Perche se tu mi assolvi io mi condanno:

Poi che el caro consorte mio fu vitto

A le mamelle mie puosi e serpenti

Et perche mai la Regina di Egitto

Serva vedessin le Romane genti,

Piglia essempio lettor da quel ch’è scritto,

Chel regno è nulla se non ti contenti;

Vissi Anton vivo; & mori, morto lui,

Per esser morta sua qual viva fui:

Quella ch’a Babillona fè le mura

Al fratel disse con piatoso aspetto?

Poi che in un ventre noi giunse natura

Amor coniunga noi ancho in un letto

Un ventre, un letto, & una sepoltura

Mostri come l’ardor nostro è perfetto:

Et non haver de le leggi terrore,

Perche a le leggi non subiace amore:

Da humil verme tra l’herbe remote,

Ne la sinistra man fu punto amore

Et sentendo el dolor che lo percuote

Palido, essangue, & perso ogni colore

Gridava Citherea hor come puote

Ferir breve animal con tal dolore?

Disse Vener ridendo, tacci hormai,

Et tu che pcciol sei che piaghe fai?

Niobe, son: legga mia sorte dura

Che misero è, & non chi mai si dolse,

Sette, & sette figliuol mi die natura

Et sette, & sette un sol giorno mi tolse,

Poi fù el marmo al marmo sepoltura

Per ch’el ciel, me Regina, in petra volse,

Et se no’l credi apri el sepolchro basso,

Cener non troverai ma sasso in sasso:

Veder perir tuo parto, & tua semenza

Regal Aquila diva assai mi dole,

Che ti giova haver fatto esperienza

Del interrita vista emula al sole:

Dapoi c’hai posto con mala sentenza

Sotto a pie di Medea tuo nido & prole?

Che mal perdonera à figliuol tuoi,

Quella che perdonar non seppe a suoi:

S’Alessandro terror d’huomini, & dei

Cerchi morte occultare in picciol vaso,

O sorda, invida, & cieca in error sei

Che virtu non suggiace a mortal caso,

Sien suo sepolchro Persi, Indi, & Caldei

La vinta terra da l’orto a l’occaso:

Perche serrare in se ne puo ne deve

El vincitor del mondo un tumul breve:

Non basta al dolor mio d’uno huom l’etate,

Non al pianger mille occhi, & mille fronti,

Piu ruina è, dov’è più potestate

Perch’el mar fa fortuna & non le fonti,

Ben par in me che le saette irate

Non da ne colli, ma ne glialti monti,

Re padre, Re fratel, Duca in consorte

Hebbi, in tre anni, & tre rapi la morte.

Gridava amore io son stimato poco,

Ancho io un tempio tra mortal vorrei

Onde a lui Citherea tuo tempio è in loco

Che sforza ad adorarti huomini & dei:

Allhor lo Dio del amoroso foco

Disse madre contenta i pensier mei

Dimmi qual loco hai per mio tempio tolto?

Rispose Vener di Ioanna el volto:

Giulia vedendosi in marmo scolpita,

Disse o scultor dove m’hai vista ignuda?

Rispose lui ne la fronte smarita

D’un che t’ama & vuoi morte in terra el chiuda

Onde lei se a cui m’ama tolgo vita

Perche m’hai fatto pia essendo cruda?

Perche esprimer sol puo lo scultore

Che mostra el volto & non che pensa el core:

O crudel Giulia el nobil letto ornato

Della cortina & del rosso colore,

Mostra che corta vita m’hai cercato

Et che di me sol vuoi sangue, & ardore,

Ma sappi anima mia che a l’amalato

In purpura dormir non to el dolore,

Per tal letto più fiamma conseguisco

Che quel che vi manco dir non ardisco:

Se vuoi ch’ogni disegno ti riesca,

Non perder tempo in pelaghi laudati

Perche pesce non è, dove ogn’un pesca,

Et se vi son, son troppo amaestrati:

Ne si posson pigliar con l’hamo, o esca,

Che più di lor son ne le reti stati,

Fugge el riso, el parlar dolce a ciascuno,

Che chi fa festa a tutti ama nessuno.

Disse amor fuggendo io con passi lenti

Di Giulia in selua adormentata l’orme

Tu temi aperti gliocchi suoi potenti?

Perche li temi hor che gliha chiusi & dorme?

Risposi allhor, brucian le fiamme ardenti

Palese, ascose, & in tutte le forme,

O vegghi, o dorma, lei temer bisogna,

Desta pensa el mio mal dormendo el sogna:

Se liquor cavi d’ogni herba che nasce

Qual da sapor qual odor, qual offende,

D’animal tanti che la terra pasce,

Un giova, un nuoce, un fugge, un si difende;

A me amar fu dato ne le fasce

A te uccider chi di te s’accende

Onde io non danno te ma la mia sorte

Che m’ha fatto in amarti, amar la morte:

Mai non nutrisce el corvo i figliuol nati

Se negra piuma in lor nascer non vede,

Ne l’Aquila s’al sol non son restati

E polli suoi esser suo parto crede,

Però non stimo e tuoi segni infiammati

Donna se prima non provo tua fede.

Per ch’amor senza effetto è fonte asciutto,

Ne mi puo piacer l’arbor senza el frutto.

El Cocodrillo che è serpente d’acque

S’attrista, & piange l’huom poi che l’ha morto,

La Tigre al cacciator che li dispiacque

Non nuoce piu poi ch’el suo sangue ha scorto,

El Leon fero in cui mai vilta nacque

Poi c’ha prostrato l’huom non li fa torto,

Et tu donna mortal di pieta nuda

Quanto piu nuoci piu diventi cruda:

Duo metalli scultore insieme aggiunse,

Et di duo fece una forma eccellente,

Et quercia gia di più natura assunse

Per la virtu di quel Nesto potente,

Ma quando amor tue labbre alle mie giunse

Di duo non fece un corpo, & una mente,

Perche contrarii insieme non han loco,

Che ti trovo di ghiaccio, & me di foco:

Perso è via, sacra, lata, e fori, & gliarchi,

Simulachri, trophei, templi, idolatri,

Aquedutti, colonne, stagni, & barchi.

Rostri, terme, Colossi, Amphiteatri.

Consuli, Regi, Augusti, d’honor carchi,

Dittator, Decemvir, Tribuni e Patri

Tutto è converso in cenere, & ruine,

Ma sol la pena mia è senza fine.

Qual huom che dorme che nel corpo ha pace,

Et sognando ha gran doglia ne la mente,

O qual nudo che mezzo in acqua giace,

Et mezzo resta preda al sole ardente,

Tal io mirando te donna fallace,

In un tratto mi fo lieto & dolente,

Lieto è el volto a vederti. & l’alma more,

Perche gliocchi contento, & non il core.

Romper hora, per hora el sacramento,

È un tenere el ciel sotto ogni piede,

Prometter molto con attener lento,

E un guidar a morte chi ti crede;

Però non ti mutar qual foglia al vento,

Che nulla resta a chi perde la fede,

Non mi dir sempre un sì, che non vien mai,

Di sempre un no, che men m’offenderai:

Se cerchi insanguinar le tue dure armi,

Farotti scudo di mie membra ignude,

Et se pensi per esca al foco darmi,

Giacerò in mezzo de le fiamme crude,

Ma se pietosa vuoi beato farmi,

Dei contentare el cor che in me si chiude

Siemmi le braccia tua con nuova sorte

Carcere in vita, & sepultura in morte.

Congiunta è tua bellezza unica & rara

Con singolare & rara crudeltate,

Così fra dolci fior sta l’herba amara,

O in bel fonte l’acque attossicate,

Chi t’ama con suo male, amare impara

Vipera in vaso d’or senza pietate,

Che in parlar dolce tien venen sepolto,

Et fai muro al cor tristo con buon volto.

Non ti renda superba, & non t’inganni

L’amata effigie de tuo membri adorni,

Ch’ogni bellezza è mutata da glianni,

Da veloci crudel taciti giorni,

Però da triegua, o pace a miei affanni,

Prima ch’el volto tuo canuto torni,

Che bellezza che se crudeltà serba,

È serpente nascoso in fiori & herba:

Per che in gelido fiume non si stilla

L’humida faccia se mai pianger resta?

Perche non va in cenere & favilla,

Sel foco sempre l’arde & la molesta?

Salamandra non è Cariddi, & Scilla,

In foco, in acqua, come vive questa,

Amor per mantenerla in dolor tanto

Tempera el foco con lagrime & pianto.

Come mutan color, l’herbe & le fronde

Da troppo freddo, o troppo sol percosse.

Come torbide fansi le chiare onde

Da tempestoso vento o pioggia mosse,

Così nanti el mio ben fredda s’asconde

La muta lingua, come morta fosse,

Ma fanno poi ch’el duolo al parlare noce

Le lagrime l’ufficio de la voce:

E mori, & gl’indi se li guardi al volto,

Dimostran col color ch’el sole è crudo,

Et io conpallidezza d’huom sepolto

Mostro ch’ardor mortal nel petto chiudo

Et poi ch’amor m’ha sol per foco tolto,

Con mille fiamme ardendo el mio cor nudo,

Foco fu el seme onde io nacqui infelice,

Et foco el latte de la mia nutrice:

Che val peregrinar di loco in loco,

Sel crudel desir mio con meco porto?

Arde l’uccel che ne la piuma ha el foco,

Voli se sà per camin dritto, o torto,

Fuggire al cervo ferito val poco,

S’al cor li resta el ferro che l’ha morto,

Però s’io parto, non parte la doglia,

Ch’io muto loco, ma non muto voglia:

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Expediente

Autor
Bernardo Accolti
Título
Verginia — Strambotti
Lengua
italiano
Época
Renacimiento
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-verginia-strambotti--bernardo-accolti-87e461
Cita recomendada
Bernardo Accolti, «Verginia — Strambotti», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-verginia-strambotti--bernardo-accolti-87e461.html

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