Uom, ch’al remo è dannato, egro e dolente
Co’ ceppi al pè, col duro tronco in mano,
Nell’errante prigion chiama sovente
La libertà, benchè la chiami in vano.
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Ma se l’ottien (chi ’l crederìa?) si pente
D’abbandonargli usati ceppi; e insano
La vende a prezzo vil: tanto è possente
Invecchiato costume il petto umano!
Cintia, quel folle io son. Tua rotta fede
10Mi scioglie, e pur di nuovo io mi imprigiono
Da me medesino, offrendo a’ lacci il piede.
Io son quel folle; anzi più folle io sono:
Perchè, mentre da te non ho mercede,
Non vendo io nò la libertà, la dono.