Ti allegra o Sionne, le antiche promesse
Si compiono alfine, la pianta di Jesse
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}3In riva al Giordano, predetta spuntò.
La terra poc’anzi di orrore coverta
Si veste di fiori, la piaggia deserta
6Feconda rugiada di stille bagnò.
Cessato è l’affanno, risorge la speme,
Di Adamo fra breve fia salvo quel seme,
9Che ingrato tentava lo sdegno del Ciel.
Già schiude di nuovo l’Empiro le porte;
Redento è il mortale da regni di morte,
12Più l’ombra non teme del tacito avel.
Le turbe vaganti per ampj deserti,
Del proprio destino i popoli incerti
15Rinascono a speme di vita miglior.
La nata fanciulla è l’alba foriera
Di un Sole Divino, che vince la sera,
18Che regna perenne col proprio fulgor.
La tanto aspettata è limpida stella,
Che quando più freme l’avversa procella,
21Al porto conduce lo stanco nocchier,
È l’iri di pace, è l’arca del patto,
Che toglie, che sperde l’antico misfatto,
24Che l’uomo ritorna al dritto primier.
Lasciate per poco le sedi celesti
Su l’agili piume movete quà presti,
27Voi Angeli Santi, Voi gloria del Ciel,
E un cerchio formando d’intorno alla culla,
Che chiude, che vanta la bella fanciulla
30Dell’ali spiegate voi fatele un vel;
E al sonno composti quegli occhi amorosi,
Non turbino ingrati i sogni affannosi
33La bella quïete, che intorno le sta.
Non oda, non oda le grida feroci,
Non vegga, non vegga le barbare voci,
36Che il Golgota stesso sdegnato vedrà.
Ma un vago bambino di biondi capelli
Le venga d’innante fra i sogni più belli,
39E a mille le renda i baci d’amor.
Sia dolce, tranquillo il sonno di questa,
Che prove inaudite da vincer le resta
42Nei giorni predetti dal Regio Cantor.