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PoetósferaLa BibliotecaFederico Meninni

Federico Meninni · Ilustración

Sovra carro funebre

italiano

Sovra carro funebre

con tartareo flagello i draghi alati

furia di Flegetonte agita a volo.

De l’enfiate palpebre

ai guardi infetti e de la bocca ai fiati,

d’ossame imputridito ingombra il suolo.

Spettatrice di duolo

fassi l’Esperia, e di conforti esausto,

di tragedia fatal teatro infausto.

Indomito veleno

per le viscere altrui serpe baccante,

mentre qual idra il suo livor propaga;

sul margine tirreno

con pestifero stral parca anelante

di popolo infinito i petti impiaga;

con tante morti appaga

gli sdegni suoi, che di tristizia gonfi

erge in orride bighe i suoi trïonfi.

Spopolate le ville

son di bifolchi e di guerrier le ròcche,

di toghe i fòri e di ministri i tèmpi;

di lacrimose stille

son aride le luci, e le altrui bocche

stanche di morte a detestar gli scempi;

perché di madre adempi

la terra i mesti uffici, ancorché vasta,

l’ossa insepolte a sepellir non basta.

D’antidoti salubri

al contagio non è sicuro schermo

da l’arte d’Epidauro unqua prescritto;

su’ talami lugubri,

mentre s’adopra a sollevar l’infermo,

cade su l’egro il fisico trafitto;

il genitore afflitto,

di gelido pallore il volto tinto,

spira l’anima in braccio al figlio estinto.

Attaliche ricchezze,

lacera povertá, rapido strugge

con assalti improvvisi il morbo infame;

fulminate bellezze,

deformitá spiranti il foco adugge,

di fiamme ingorde a sazïar la fame;

a recider lo stame

di tante vite, infra singulti e strida

stanca la falce sua Cloto omicida.

Fra sí tragiche scene

io vivo, amico, e provvido riparo

contra influsso maligno alzar m’ingegno;

or co’ fogli d’Atene

dal comun fato a riserbarmi imparo,

or animando armonïoso un legno;

degli Elisi nel regno,

se resta il mondo in fra le stragi absorto,

entro un mar di sudori io spero il porto.

O di musici accenti

delfico re, che d’immortali e casti

lauri fregi il tuo crin sui gioghi ascrei,

se da languidi armenti

l’aure contaminate allor fugasti

quando l’ostie fumâr sui colli idei,

dagli aliti letei

tu preservami intatto; in roghi accensi

giá le vittime sveno, ardo gl’incensi.

Sovra letto spiumato

ove d’Olanda e di Getulia a scorno

ricca pompa facean gli ostri e le tele,

pallido, addolorato

languia l’inclito Alfonso, a cui dintorno

di ministri assistea turba fedele;

al palpito crudele

del suo petto anelante in dare esiglio,

d’Esculapio non giova arte o consiglio.

Tutto ciò che da l’erbe

e dai fiori stillò chimica mano,

de la vita real si sceglie a l’uso;

le dovizie superbe

di Cleopatra invan distempra, e ’nvano

altri il biondo metal rende diffuso;

ché al temerario fuso,

benché gli ori de l’Ermo in tazza ei mesce,

Cloto stami piú lunghi indarno accresce.

Gusta appena di Faso

l’ambito augel, che nauseante il rende

antipatia di congiurati umori;

da cruda sete invaso,

che d’incendio vorace il sen gli accende,

brama d’un fonte i gelidi liquori;

e fra notturni errori,

quand’altri le pupille aprir non ponno,

vien co’ fantasmi a funestarlo il sonno.

Cosí languia, quand’ecco

le memorie erudite, espresse in fogli,

con occhio immoto a contemplar s’accinse.

Dal petto arido e secco

gli occulti, inconsolabili cordogli

tosto a fuggir con quelle note astrinse.

In mar d’inchiostri estinse

gli ardori esorbitanti, e gli diè scampo

sol di bella virtú sereno un lampo.

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Autor
Federico Meninni
Título
Sovra carro funebre
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-sovra-carro-funebre--federico-meninni-045465
Cita recomendada
Federico Meninni, «Sovra carro funebre», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-sovra-carro-funebre--federico-meninni-045465.html

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